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giovedì 27 novembre 2014

Il medico della mutua

Non so voi ma io quel film di Alberto Sordi lo adoro
Se non l'avete mai visto, vi consiglio di vederlo!almeno un pezzettino
In Italia io avevo certo avuto a che fare con la medicina in regime privato, ma ora che sono qui con bambini, panza e milioni di acciacchi al seguito mi rendo conto di cosa vuol dire un sistema sanitario nazionale. Prima di tutto, qui proprio non sai dove andare. Nei due ospedali pubblici (ma questo non significa che siano gratuiti) lavorano sicuramente medici validi (perché ci lavorano dei ragazzi con cui ho studiato all'università qui, e miei professori di allora che stimo molto) ma sono edifici assolutamente fatiscenti, sporchi, in cui tutti i giorni i medici si trovano a doversi arrangiare con il poco che hanno a disposizione: mancano garze, guanti e a volte persino l'elettricità; ho visto gli specializzandi stare seduti in mezzo a due letti ventilando manualmente in contemporanea due pazienti con l'ambu...d'altro canto invece, sorgono ospedali privati come funghi. Bellissimi, luminosissimi, con annesso centro commerciale, laboratorio di analisi, parco giochi, salone di parrucchiera, farmacia-supermercado , pero sono luoghi su cui non puoi avere una certezza finché non li provi sulla tua pelle. Vi faccio degli esempi: tra tre mesi e mezzo dovrò partorire. Io ho ben chiaro nella mia mente il tipo di parto che desidero. Finché ero in Italia, ero sicura che avrei partorito in casa. Arrivata qui ci ho ripensato, perché per prima cosa non ci sono ostetriche disposte ad assistere a domicilio, e seconda cosa qui il traffico e' spaventoso, se avessi bisogno di un trasferimento d'urgenza in ospedale rischierei di restare imbottigliata e morire. Aggiungiamo ci anche che vivo in una zona volutamente sperduta, che piano piano si sta riempiendo di condomini e centri commerciali, ma per ora e' un po' lontana da tutto (a parte dalla sperdutissima scuola dei miei figli e dal mio ambulatorio). Ho cercato quindi una casa parto, proprio perché voglio che il parto sia l'evento naturale e familiare che dev'essere, meno medicalizzato possibile. Siamo stati a visitare l'unica esistente, una vera a propria casa in cui lavora una simpatica e affascinante ostetrica tedesca che ha girato il mondo, ospita ragazze americane molto hippie in infradito e pantaloni alla zuava che studiano ostetricia e vogliono fare pratica in una zona dove i parti improvvisati sono all'ordine del giorno. Io sono rimasta colpita da due cose: una ragazza che era in travaglio mentre io chiacchieravo con l'ostetrica era arrivata con un tupperware con il pranzo e la cena (nel caso la cosa dovesse andare x le lunghe) e poi mi ha colpito la lista di cose che il servizio offerto non copriva..,capisco il pranzo (anche se mentre sono in travaglio e preparo le mie cose x andare a partorire non so se avrei la lucidità nemmeno per imbastire una pasta in bianco), ma persino il filo di sutura per ricucire un'episiotomia o una flebo di glucosio per tirarti su sono contemplati... Nonostante questo ero decisa per la casa parto, ma Daniel non ne ha voluto nemmeno parlare: era rimasto sconcertato dall'aiuto ostetrica americana seduta sul divano che giocherellava con le dita dei piedi nudi mentre compilava la mia cartella clinica. E così mi sono rivolta ad un ginecologo, che lavora in tre ospedali diversi quindi mi ha dato le opzioni: in uno il parto naturale costa 16000 quetzales, in un altro 20000 e nel più lussuoso e vicino a casa mia 23000. Coooosa? Ma essendo un parto naturale facciamo tutto io e il bimbo, quindi che prestazione sto pagando? Te che mi guardi ansimare e spingere? Perché poi ovviamente il prezzo non include la degenza, le visite al bambino ( a parte la prima "revisione veloce" per determinare l'apgar). Il medico mi ha poi fatto capire in più occasioni che lui e le sue pazienti di solito preferiscono il cesareo ( che, oh guarda un po', costa almeno il doppio!). Visto che non sono stata zitta e ho esposto le mie perplessità e le mie esigenze, mi ha caldamente consigliato di stilare una lista di richieste da portarmi dietro al momento del parto, del tipo : non mi fate il cesareo senza chiedermelo, datemi subito in braccio mio figlio, non rimpinzatelo subito di latte artificiale...
Vabbe, mancano tre mesi e mezzo, faccio ancora in tempo a decidere di partorire in casa a tradimento, invitando per un te' la mia amica edna specializzanda in ginecologia.
E IN NETTO CONTRASTO...




Per quanto riguarda i bambini, non posso non lamentarmi. Il pediatra privato e' gentilissimo, di origine italiana, solo che quando ha visitato javi (motivo di consulta: trauma) e gli ha trovato in lieve raffreddore gli ha prescritto cortisone per una settimana e antiistaminici per tutta la stagione, fino a febbraio. Ma dico io, e il caro vecchio inutile aerosol? E la legge che tutte le mamme hanno marchiata a fuoco sulla pelle : paracetamolo sopra i 38 gradi di febbre, antibiotico dopo tre giorni di febbre? E due pastigline propoli/echinacea?? Perché subito bombardare il bimbo di cortisone? Da notare che aveva i bronchi pulitissimi, non è che gli fischiassero i polmoni come locomotive a vapore! Ho sorriso, intascato la ricetta, e sono tornata a casa con javi. La sera però, per non essere una madre degenere, gli ho fatto una tisana alla cannella e limone con due barattoli di miele. Al mattino il raffreddore non c'era più ( ma sarebbe passato anche senza la tisana, ci scommetto!)
Ho capito che andrò dal pediatra solo con figli moribondi. Ah, e per le vaccinazioni! Costo di un richiamo: 1000 quetzales (100 euro). Richiami necessari secondo lui in un bambino di sei anni che secondo il calendario italiano e' a posto (e pure di più, perché gli abbiamo fatto anche epatite A e Febbre gialla, prima di andare in Kenya)?? Almeno quattro quest'anno!! Io sono assolutamente pro pro pro e ancora pro-vaccinazioni, ma vaccinare un bambino contro tre tipi di influenza (che poi magari si becca uno degli altri centinaia di tipi presenti ogni anno) mi sembra superfluo, anche perché se almeno una volta l'anno non si becca l'influenza, io il mio spirito di mamma crocerossina su chi lo scarico???

Ecco io non lo so. Le cose funzioneranno male negli ospedali pubblici italiani, le liste d'attesa saranno lunghissime, ma almeno i medici che ci lavorano se non sono li per raccomandazione uno straccio di concorso l'hanno fatto... E si può scegliere se andare in privato. Qui si è costretti, e mi sento tanto come nella clinica villa celeste del dottor guido tersilli...


P.s me lo avevate chiesto...in fondo alla pagina c'è la possibilità di inserire la mail per seguire questo blog...lo avete voluto e mo' però cliccatelo!!!

martedì 11 novembre 2014

storie di semaforo

trovarsi bloccati al semaforo è una di quelle cose che non fa piacere a nessuno, penso, in nessuna parte del mondo. c'è chi approfitta del semaforo (orroooooore!) per rispondere agli sms, c'è chi al semaforo si mette a programmare il navigatore, c'è chi al semaforo impreca e c'è chi al semaforo non si ferma proprio.
qui in Guatemala, al semaforo, può capitare di:
- godersi uno spettacolino acrobatico: equilibristi che fanno la piramide umana, giocolieri (purtroppo spesso sono bambinetti scalzi che fanno la gimcana tra le auto) e un delizioso vecchietto che becco sempre nella stessa avenida ( e faccio apposta a passare lì perchè mi scompiscio da sola dalle risate) e che vi chiedo perdono non ho avuto la prontezza di fotografare. il signore ormai con i capelli totalmente bianchi ma con un fisico atletico, con tutta calma appoggia il so cuscino blu per terra, poi ci si mette a testa in giù, fa la verticale un po' storta e poi si mette ad agitare i piedi scalzi come se stesse facendo la bicicletta in aria. giusto un minuto, e poi rotola giù e viene a chiedere il meritato compenso.



- essere derubati: se lasci il finestrino abbassato (e ti viene voglia, perchè qua in certe ore della giornata anche nei periodi "invernali" arriviamo a 29 gradi) in certe zone della città anche centralissime e bellissime può accadere che una mano velocissima ti sfili gli occhiali, o che due simpatici ometti in motocicletta ti infilino la mano nell'abitacolo e ti prendano il cellulare con cui stai giocherellando, sempre se sei fortunato e non ti minacciano pure con una pistola prendendoti borsa e tutto il resto. adesso per scongiurare questo evento ti trovi spesso affiancato anche da poliziotti in motocicletta nelle zone più "calde", e devo dire che per fortuna a me non è ancora capitato nulla, però seguo il consiglio di mia cognata che mi ha raccomandato di girare con almeno un cellulare vecchio in macchina, da consegnare prontamente se mi dovessero derubare, invece di quello nuovo.
- fare la spesa: al semaforo vendono davvero di tutto. avete fame? qualsiasi tipo di snack come grani di mais tostati, barrette al cioccolato, frutta (fragole, banane, papaya, ananas già tagliato...). avete sete? tutte le bibite gassate che potete desiderare, ad esempio coca cola, fanta, cocacola al sapore di uva, al sapore di ciliegia, al sapore di fragola, coca cola con limone. avete finito la batteria del cellulare? ti vendono il caricabatterie da auto, l'auricolare e anche la custodia. è il compleanno del vostro nipotino ma non gli avete fatto il regalo? nessun problema, vi vendono dei giocattolini, degli adesivi giganti per decorare la stanza, delle bamboline. è il vostro anniversario di matrimonio e temete l'ira funesta della consorte se arrivate a casa a mani vuote perchè ve ne siete palesemente dimenticati? mazzi di fiori di ogni sorta per fare bella figura.
io in genere compro le fragole, anche se immagino siano parecchio lontane dal concetto di biologico, e per di più con tutto il gas di scarico delle auto a cui sono state esposte...

ci sono anche i soliti che ti bussano al vetro senza venderti niente, ma vogliono solo i soldi e non so quanto possa funzionare con tutta la concorrenza che c'è.
in alcune zone della città (per esempio poco lontano da casa mia) un'organizzazione sicuramente criminale porta in pulmino alla mattina dei disabili gravi (persone a cui sono state amputate le gambe, o magari con qualche grave malformazione scheletrica) e li abbandona lì sotto il sole, in mezzo alla strada, con i rischio di essere investiti, perchè chiedano l'elemosina. dato che strisciano sull'asfalto (o i più fortunati sono dotati di uno skateboard su cui si spostano) non arrivano nemmeno al finestrino delle auto (quindi è davvero difficile vederli) ma hanno un lungo palo con attaccato un sacchetto per riuscire a raggiungere il guidatore.

insomma, stare al semaforo è un'esperienza dolce/amara...ti scontri con la miseria nel senso di povertà e anche con la miseria umana di certi individui che si approfittano delle sfortune di altri per tradurre la pena in profitto, oppure ti trovi a sorridere vedendo un'intera famigliola con la faccia dipinta fare i pagliacci per guadagnare pochi spiccioli. in ogni caso, vale la pena fermarsi al semaforo (con il finestrino chiuso, nel dubbio!).

lunedì 10 novembre 2014

Ich bin ein berliner

il nove era l'anniversario della caduta del muro di Berlino. 25 anni. Bene, certo, un grande evento, ma credo che al di fuori della Germania non è che si sarà celebrato tanto. In fondo ogni paese ha le sue ricorrenze. Beh voi non ci crederete, ma nella scuola di Javi l'hanno celebrato, e in grande!
Prima di tutto ci hanno mandato tre settimane prima una circolare in cui ci consigliavano (a tutti i genitori di bambini che studiano tedesco nella scuola, perchè tra i compagni di classe di Javi c'è chi ha scelto francese come terza lingua e chi cinese mandarino)vivamente l'acquisto di una maglietta ufficiale per la celebrazione della caduta del berliner mauer, alla modica cifra di 75 quetzales (non è poco, al cambio sono circa 8 euro, ma se ci pensate qui con quella cifra faccio 1/4 di serbatoio di benzina alla macchina!!). poi si è cominciata nell'opera di proselitismo per coinvolgere più mamme possibile nell'allestimento del buffet crucco's style. Da notare che qui l'80% delle persone la Germania la conosce solo perchè ha vinto i mondiali, nonostante nella scuola di Javi ci sono tutti figli di papà per i quali i soldini non sono un problema, se proprio devono viaggiare la meta obbligata sono gli States, e poi dell'europa hanno visitato solo quello che fa più figo, cioè Italia Francia e Spagna. potete immaginare che larga conoscenza hanno della cucina tedesca. La maestra di Javi, al contrario, ha vissuto degli anni in germania e ne è una grande appassionata, quindi aveva almeno delle direttive per le mamme. Io non vi voglio lasciare sulle spine, anche perchè mi conoscete, quindi ve lo dico subito che mi sono fatta coinvolgere senza troppo sforzo e che mi sono anche fatta incastrare per preparare 100 pretzel, 4 apfelstrudel e qualche litro di gluhwein. le altre mamme hanno preferito dedicarsi all'insalata di patate e altre ancora che riconoscono i propri limiti e non soffrono di superdonnismo mescolato e peggiorato dall'iperattività come me, si sono limitate ad offrirsi di comprare dei wurstel da aperitivo.





e così due giorni prima ho cominciato con i tentativo di preparazione dei p'retzel (ah perchè secondo voi io ho accettato di farli perchè li sapevo già preparare? mai vista nemmeno la ricetta in vita mia, li avevo solo mangiati a qualche octoberfest), e adirla tutta non ho ancora trovato la ricetta definitiva. Quelli che go portato alla celebrazione erano parecchio anemici anche se soffici e di sapore simile all'originale. Tra l'altro reperire gli ingredienti non è stato facile. Il sale grosso, che mi sembra la più grande banalità del mondo, qui non esiste. ho acquistato una carissima confezione di "sale kosher semigrezzo" che ovviamente costava quanto il sale raccolto a granellini uno per uno da una pozzanghera di acqua di mare nel deserto del Sinai. Per il gluhwein ci voleva il cardamomo. Ora, sembra che il Guatemala, manco a farlo apposta, figuri come il primo produttore mondiale di cardamomo. peccato che lo produca solo per esportarlo, perchè girati tre supermercati non lo avevano nemmeno mai visto. Per fortuna a farmi tornare con i piedi per terra o meglio a farmi ridimensionare come inutile sciocchezza una cosa tipo questa (l'assenza di un ingrediente rispetto alla ricetta originale) che per me si trasforma in una crisi di panico mista ad ansia da prestazione, c'è Dany, che sghignazzando mentre lo chiamavo terrorizzata sfrecciando sulla strada diretta all'ennesimo mega-iper-store mi ha detto "ma chi vuoi che se ne accorga se non sono mai stati in germania eprobabilmente mai ci andranno?" Good point, direbbero gli anglosassoni, e così è stato.  almeno lo strudel ero certa di saperlo fare, anche se la pasta sfoglia me la sono dovuta inventare (qui non la vendono) e i pinoli sono stati sostituiti da noci (si beh mi aspettavo di trovare pini e pigne in un oaese tropicale?).
e così giunto il giorno della celebrazione (che però è stata anticipata al 7), mi sono presentata sfatta e spettinata con i miei quattro vassoi di cibarie e tre bottiglie di gluhwein fumante (ahhhhh di che meraviglioso profumo natalizio è impregnata adesso casa mia..stona un  po' con il clima estivo e le palme...) e mi ono trovata davanti a un gruppetto di mamme strafighissime con le unghie laccate, i tacchi chilometrici (io già prima della gravidanza usavo ballerine rasoterra 5 giorni su 7, adesso sempre), i capelli vaporosi appena usciti dal parrucchiere, che facevano esporre alla loro donna delle pulize/governante una ciotolina ripiena di wurstel o insalata di patate, per non sporcarsi. E un'altra volta, da non so che angolo, mi è spuntato il complesso di Fantozzi.

per fortuna mi sono distratta con i canti e i balletti dei bimbi, la premiazione dei migliori studenti dell'anno scorso di tedesco con premio dell'ambasciata tedesca, inni di qua e inni di là, saluto alle bandiere, discorsi di rito e poco dopo un'orda di genitori affamati e bambini che si davano all'assalto scomposto del buffet, al grido di "chi prima arriva meglio alloggia". sono riuscita a intravedere il mio Javi, che in mezzo a tutti quei ragazzi sembrava uno scricciolo, che sgraffignava zitto zitto 4 fette di strudel e si nascondeva su una panchina a mangiare ed aspettare che io finissi di svolgere la mia fantozziana missione. poi, così com'erano arrivati, i genitori e i bambini affamati sono spariti come cavallette, lasciando desolazione sul tavolo del buffet e sporcizia nel salone della festa. noi mamme per fortuna abbiamo solo dovuto recuperare i nostri vassoi (yessss! i miei completamente vuoti!!) e andarcene senza rassettare, a quello ci ha pensato la super squadra di pulizie della scuola.
mentre andavo verso il parcheggio, con javi imbrattato di strudel di mele fino al collo, sorridevo e pensavo tra me e me che in fondo i buffet sono uguali a qualsiasi latitudine...e io troverò sempre il modo di stressarmi per fare più di quello che dovrei.

mercoledì 5 novembre 2014

la terminal

ciao a tutti! scusate sono stata un  po' latitante...non mi sono già stufata di scrivere anzi!e non sono nemmeno a corto di materiale, perchè davvero ne capitano tutti i giorni che mi lasciano a bocca a aperta a pensare "ma che davveroooo?". se avessi la possibilità di mettermi a scrivere subito quello che capita, credo ne uscirebbe un libro in capo a un mese.



comunque, torniamo al topic di oggi. "la terminal" è un posto diciamo pure affascinante. è una specie di mercato, una specie di piazza del commercio, ovviamente ambientata qui, quindi in soldoni è: un posto molto pericoloso dove si concludono buonissimi affari e dove altrettanto frequentemente vieni fregato. Il fatto di essere bionda o perlomeno castana e non possedere le fattezze tipiche del luogo (tarchiatella, naso ampio, fronte schiacciata, occhi enormi e neri, pelle parecchio abbronzata, come direbbe mister B) predispone parecchio alla seconda opzione, cioè il fatto di essere fregata senza pietà e per di più derubata.
non so chi mi abbia messo il tarlo nel cervello di andarci, forse Olga che me ne decantava le meraviglie "vendono tuuuuuuttti i tipi di aggeggi di plastica prodotti!di tutte le fattezze!" "ci sono tutti i tipi di verdure e frutta sulla faccia della terra!" "costa tutto pochissimo!" o forse il fatto che nella vita, queste esperienze borderline, almeno una volta bisogna farle, o forse il fatto che fondamentalemente sono una svitata a cui piace complicarsi la vita, fatto sta che ieri, approfittando della necessità di andare all'ufficio immigrazione (a proposito: sono ufficialmente dotata di permesso di soggiorno illimitato...yeah! sono un'immigrata regolare! sono soddisfazioni) che dista poco da questa "terminal", sono riuscita a convincere il riluttante daniel a scaricare me e Olga nei pressi di questo luogo incantato, mentre lui (che in posti del genere non ci mette piede nemmeno sotto tortura, e più le cose sono folcloriche più le aborre) avrebbe fatto qualche giro in macchina. non perchè avese voglia di farsi un giro, semplicemente perchè per lui anche solo il parcheggiare la macchina lì era equivalente ad un gesto ad alto rischio. e mi duole ammetterlo, ma ha ragione.

smontiamo dalla macchina allegre ed entusiaste, ci diamo appuntamento in mezz'ora con daniel, e partiamo alla scoperta delle strade che compongono la terminal. non avevo specificato che avendo capito che il luogo non era proprio propenso alla passeggiatina di due ragazzuole spensierate, mi ero preparata come segue: rimossi tutti gli orecchini, braccialetti, anelli, catenine; vestita come una stracciona ma senza tasche, che avrebbero richiamato l'attenzione (c'è un portafogli dentro?), lasciata la borsa in auto, infilati soldi a casaccio nei più reconditi anfratti del maglione,dei calzini e delle mutande. direte voi...perchè? perchè se li nascondevo tutti nello stesso posto rischiavo di estrarli tutti al momento di pagare una cosa, rivelando la mia "ricchezza" e probabilmente seminandone la metà tra le merci, e poi perchè se mi avessero cercato di derubare, la cosa più probabile è che mi avrebbero sottratto i soldi da solo un nascondiglio. ora lo so, vi ho lasciato a bocca aperta perchè da cotanta svitata non vi aspettavate una mossa così astuta!
insomma siamo smontate da sta macchina con il primo obiettivo: acquistare la frutta e la verdura per la settimana. secondo obiettivo: acquistare la carne per la settimana e le uova (una sessantina!!). ultimo obiettivo: cazzeggiare e comprare qualcosa che ci piacesse.

vi anticipo subito, svelando il colpo di scena, che non siamo riusciti a completare nessuno dei tre obiettivi. la frutta e la verdura, qualcosa abbiamo comprato, ma poichè qui sono dei geni e tutti i venditori di banane sono concentrati nella stessa strada, tutti i venditori di pomodori idem, il necessario per la settimana di vegetali eraa distribuito su una superficie quadrata di circa 300 metri, e in mezz'ora è molto difficile individuare la merce migliore, litigare con il proprietario perchè non mi applichi la tariffa "straniero deficiente" che equivale a circa il doppio di quella "massaia che si crede di essere furba" e circa 4 volte di quella "signora indigena che va al mercato per sostentamento della famiglia e ha i quetzales contati". penso comunque di aver spuntato una tariffa intermedia, tipo "gringa che si crede integrata e crede di aver capito come funziona qui, e quindi mi fa un po' di simpatia ma la frego lo stesso". anche perchè devo dire la signora olga che mi accompagnava non è proprio un falco, le avevo chiesto di intercedere per me con i commercianti in maniera discreta (tipo io nascosta una decina di metri più in là e lei che faceva finta di comprare per sè) ma ogni volta che chiedeva una cosa poi si girava verso di me e urlava "dice che l'uva costerebbe 17 quetzales la libbra ma le fa un prezzo speciale di 15!". e la mia copertura andava a farsi friggere. La carne e le uova non ci siamo azzardate a comprarle, perchè l'ambiente non sembrava dei più salubri. forse in una favelas del brasile ci sarebbero stati parenti dei batteri presenti nella carne appesa nelle macellerie della terminal. per terra c'era qualsiasi tipo di spazzatura possibile, organica e non organica, e anche camminare non era un'esperienza piacevole. meno male che per una volta, invece di fare la turista hippie che sfida i 15 gradi con abbigliamento da spiaggia, non mi sono messa i miei infradito ma delle scarpe chiuse.
il cazzeggio è sembrato subito un'idea balzana perchè sapevamo che cercando la frutta e la verdura avevamo bruciato già la maggior parte della nostra mezz'ora, e siccome dany sarebbe passato a recuperarci e avrebbe preteso che salissimo in macchina in venti secondi, era evidente che perdere tempo a fare shopping non era un'opzione. oltretutto qui hanno la simpatica usanza, come nei mercati arabi, di tirarti per un braccio per farti comprare da loro. ho subito numerose molestie verbali, per cui credo resterò a lungo scossa, perchè mi sono sentita dire non solo da ragazzini ma anche da vecchie incartapecorite " vieni amore, prenditi tutto quello che ho" "ehi biondina cosa mi porti via oggi?" "dolcezza, ti piace la banana? io ho quella più dolce" "tesorino non lasciarmi qui tutto solo con tutti i broccoli, portane via almeno uno". oltretutto in Guatemala il doppio senso è dietro l'angolo e lo sport nazionale più praticato, ma io ancora no li afferro tutti (beh ma credo che quello della foto lo avrete capito anche voi) quindi non sono sicura che non si stessero facendo delle grasse risate alle mie spalle. 
tuttavia, ho buttato l'occhio su un magazzino che vende solo articoli natalizi (e non dico solo a dicembre, ma tutto l'anno!) e ho pensato che fosse un affaraccio comprare l'albero di natale e tutti gli addobbi il 4 novembre, perchè sicuramente siamo fuori stagione. Mi sbagliavo: qui la stagione valida per pensare al natale comincia ad ottobre, quindi sono riuscita a beccare in pieno i prezzi dell' "alta stagione".

non aggiungerei altro, vi lascio all'immagine di due pazze che corrono dietro ad un'auto guidata da un uomo alquanto spaventato ma anche alquanto arrabbiato perchè la mezz'ora è diventata un'ora, con in braccio una ventina di sacchettini di plastica, un sacco alto un metro pieno di addobbi natalizi, e un albero di 1 metro e ottanta non smontato.


assolutamente off-topic: lunedì mi hanno fatto un'itervista a radio stonata, se vi va di sentire quante stupidaggini sono riuscita a dire in venti minuti scarsi, questo è il link!
intervista radio stonata

giovedì 2 ottobre 2014

the indipendence day

il mese di settembre, nei paesi dell'america latina, è un mese molto occupato. A turno, un giorno dopo l'altro, tutti i paesi festeggiano la loro indipendenza dalla spagna. Adesso non chiedetemi se sia capitato tutto nello stesso anno, però se così fosse stato, poveri reali di spagna, non vorrei essere stata nei loro panni!!Il brasile la ricorda il 7 settembre, guatemala, honduras, nicaragua, el salvador, costa rica  la festeggiano il 15 settembre (è avvenuta nel 1821, sono stati più vecchi della nostra Italia!!), il Messico il 16, chile il 18. Qui con le celebrazioni non scherzano mica: a scuola realizzano altari della patria (per esempio nella scuola di mio figlio Javier ogni classe doveva farlo relativamente ad una regione specifica del Guatemala) con i simboli patriottici, oggettistica varia, cartelloni, e ogni bambino deve contribuire; a parte si partecipa ad una sfilata, in alta uniforme di gala (persino quella, c'hanno!!)oppure con gli abiti tipici indigeni (no, tranquilli, non si tratta del modello nudo con un quadratino di stoffa sulle parti intime e un copricapo piumato, bensì la versione aggiornata più coperta, con stoffe coloratissime tessute a mano e che costano un occhio della testa), in cui è presente minimo una banda, le majorettes, la mascotte della scuola...Anche certe aziende fanno la loro sfilata per le vie della città, quindi in quei giorni può capitare di uscire in macchina e restare bloccati fra due sfilate. Ovunque sventolano bandiere, alla radio è trasmesso l'inno in versione integrale (12 strofe!),


e in più c'è la tradizionale  corsa delle fiaccole: giorni prima partono da ogni città, villaggio o semplicemente quartiere/comunità/frazione dei gruppi di ragazzi a piedi, seguiti da una macchina, da un pick up o da una moto se gli va male, e corrono fino alla capitale, nella piazza dell'obelisco, dove è accesa tutto l'anno la fiamma dell'indipendenza. lì accendono la loro torcia e tornano indientro, per andare ad accendere la torcia nel luogo d'origine.  La gente per strada fa il tifo, le auto strombazzano quando li vedono passare ( e ne vedi passare anche una ventina al giorno), c'è persino chi tira cibo confezionato o sacchettini di plastica pieni d'acqua che i corridori afferrino al volo per rifocillarsi. a proposito di quest'usanza, dieci anni fa con la mia proverbiale fortuna ho incrociato una di queste staffette in macchina mentre viaggiavo libera e felice a finestrini abbassati, con i capelli al vento. ovviamente i sacchettini d'acqua lanciati dal pubblico sono entrati nell'abitacolo della nostra auto e mi sono esplosi sulla faccia. Una goduria.


la celebrazione della festa dell'indipendenza nelle scuole dei miei pargoli è stata anticipata di una settimana, perchè la banda più quotata della città era occupata e già prenotata da altre scuole e quindi ci sono toccate due giornate di seguito di sfilate, discorsi pubblici, saluti alla bandiera, marcette e via dicendo.
la cosa che più mi ha colpito è che qui a nessuno sembra melenso baciare la bandiera, o tenere la mano sul cuore cantando a squarciagola l'inno, o a nessuno sembra esageratamente nazionalista far ripetere a memoria ai bimbi i simboli patri (mia figlia a quattro anni ogni tanto ci snocciola "La ceiba, el escudo, el quetzal,la bandera, la monja blanca, la marimba"), insegnargli tutto l'inno anche se non ne capiscono per il momento nemmeno una parola. Qui si è sicuri che un bambino che sa queste cose non potrà mai essere un cattivo cittadino, che non ama e rispetta il proprio paese. Se da un lato vedendoli sfilare mi è tornata in mente la gioventù balilla e mi è sembrato di cattivo gusto, dall'altro ho pensato che un po' di spirito patriottico in più inculcato sin da bambini non ci farebbe male...forse ci renderebbe italiani più responsabili, Perchè nel nostro inno così come in quelli degli altri paesi sono racchiuse le sofferenze che hanno portato all'unità, e ricordandocelo magari non ci verrebbe in mente di disfare quello che dei giovani sognatori hanno fatto a costo della vita appena 150 anni fa. e chissà, con un pochino di amore in più per la propria nazione, non si considererebbe solo una perdita di tempo andare a votare, ma un dovere scegliere a chi mettere in mano le sorti del paese. e chissà, magari non ci verrebbe in mente tanto a cuor leggero di andarcene lontano lontano, dove non si trova un caffè espresso decente o un pezzo di parmigiano degno del suo nome...








venerdì 26 settembre 2014

happy birthday!!

sabato 13 settembre abbiamo festeggiato la prima cosa da quando siamo arrivati. Il compleanno di Blanca. le settimane prima siamo entrati in panico perchè era ovvio che si dovesse fare una festicciola, visto che al fratello in Italia a maggio abbiamo praticamente fatto un ricevimento di nozze, ma il piccolo problema è: chi invitiamo? Blanca infatti, che è una bambina socievolissima quanto un cactus, a scuola non ne voleva sapere degli altri bambini, per il semplice fatto che parlassero spagnolo, quindi dopo un mese di frequentazione eravamo riusciti a scoprire solo che in classe sua ci fosse una certa "Iguana leu", a quanto pare l'unica degna di avvicinarsi a lei e giocare con lei (in quale lingua, lo ignoro). Va detto anche che qui i compleanni sono davvero degli eventi, con un preciso galateo e un preciso svolgimento. Proverò a darvene un'idea.

- gli invitati: minimo 30, obbligatorio invito scritto.
- la location: ma quale festicciola nel salotto di casa!! qui esistono gli "alqui-fiestas" cioè saloni attrezzati da affittare per le proprie feste. anche in Italia si stanno cominciando a diffondere (forse perchè le mamme sono stufe di avere bimbi urlanti per casa che incollano le caccole sul bracciolo del divano e appiccicano la mozzarella della pizza sul muro), ma qui è una cosa esistente da tanti anni, professionalissima. Esiste l'alqui-fiesta in praticamente qualsiasi locale (dal cinema alla parrucchiera, dal ristorante alla piscina, e persino la scuola). Si ha diritto alla sala, all'assistenza (aiutano ad addobbare la sala, a ricevere gli invitati...), se si desidera pensano loro a musica palloncini vettovaglie e cibarie, all'animazione e persino a fare i buttafuori e cacciare gentilmente la gente quando la feste dovrebbe terminare.

- il tema: non esiste una festa senza un tema. personaggi dei cartoni animati, dei libri, ma anche cose da adulti (per esempio, una festa il cui tema è "oktoberfest"...vi lascio immaginare che non servissero tè e biscotti...), oppure si fa festa anche per un bimbo che ancora non è nato, e gli si fa un "baby shower" portando un sacco di regali che gli serviranno dopo, anche questo a tema (il tema può essere "il momento del bagnetto" "la pappa" "il cambio pannolino")
- la pinata (non ho la lettera giusta su questa tastiera ma dicesi PIGNATTA): un simpatico pupazzo di cartapesta e fil di ferro con al suo interno non meno di 5 kg di caramelle e sorpresine varie da colpire ripetutamente e violentemente bendati o meno con un palo di scopa agghindato a festa, mentre questo simpatico pupazzo viene fatto scorrere appeso su una corda da una estremità all'altra del salone, e quindi il divertimento è riuscire a colpirlo mentre il coso ciondola a destra e a sinistra, evitando gli invitati. ogni volta che il coso viene colpito, ne fuoriescono dolciumi, e tutti si lanciano a raccoglierli (mentre magari quello che stava colpendo la pinata ancora brandisce pericolosamente la sua arma). nella festa a tema oktoberfest la pinata era una bottiglia di birra di due metri di altezza! le pinatas si acquistano in una zona particolare della città, dove alla faccia della concorrenza tutti i negozi, a pochi cm l'uno dall'altro, vendono le stesse cose, magari con fattezza diverse (potete trovare 100 versioni di topolino, di cui magari solo una gli assomiglia...non è che siano tutti artisti!)




- i regali: io ero abituata che i regali venissero consegnati nelle mani del festeggiato, questo aprisse e ringraziasse subito. cascasse il mondo!! qua i regali vengono adagiati all'entrata sull'apposito tavolo allestito, abbandonati là e a fine festa si portano a casa senza aprirli! si aprono a casa senza sentirsi obbligati a ringraziare nessuno. vi direte: ma perchè? beh c'è della saggezza anche in questo: se non avete portato un regalo, forse nessuno se ne accorgerà (solo il festeggiato a casa). se il vostro regalo fa schifo o siete stati molto tirchi, anche questa è una cosa che resterà segreta ( e forse anche al festeggiato, se non avete messo apposta un bigliettino o un'etichetta sul vostro regalo!)
- la torta: buddy the cake boss è il minimo a cui dovete rivolgervi per la torta.
- i regali/2: non solo gli invitati fanno al festeggiato i regali, ma il festeggiato deve regalare qualcosa agli invitati! come quando alla fine di un matrimonio si danno le bomboniere, qui alla fine della festa si salutano le persone consegnando una bustina con al suo interno un regalo che renda memorabile nei secoli dei secoli il compleanno, e anche un'altra dose di caramelle (nel caso non vi fosse già schizzata in alto la glicemia con quelle della pinata).

detto questo, avevamo deciso di fare il compleanno di Blanca allo zoo, ci siamo fatti spacciare sottobanco dalla maestra i nomi di tutti i suoi sconosciuti compagni di classe, e abbiamo organizzato la festa. L'animazione prevedeva la visita dello zoo e anche un incontro ravvicinato con alcuni animali, mentre una biologa dello zoo ci spiegava la categoria a cui apparteneva, di cosa si nutre, etc
Devo dire che a parte lo stress di non sapere chi venisse e soprattutto chi fossero le persone che arrivavano, poi tutto è andato bene. è stato un modo per stringere nuove amicizie e la nostra Blanca ha finalmente cominciato a vedere gli altri bimbi della sua classe come dei possibili compagni di giochi. Io, da iperattiva incontrollabile quale sono, non ho accettato che al cibo pensasse lo zoo (anche perchè aborro le schifezze, e qui alle feste di solito il menù è composto da patatine in sacchetto e big mac), perciò ho passato segregata in casa tre giorni a sfornare muffin e riempire tramezzini, ma è stato anche questo divertente...soprattutto nel vedere le facce degli invitati che non avevano mai mangiato un tramezzino in vita loro, o davanti al vassoio di cruditè che avevo messo a disposizione. però hanno spazzolato via tutto, quindi nessuno deve aver rimpianto i big mac.

Ci sono voluti altri due giorni poi per riprenderci dalla stanchezza della festa, e ora dobbiamo cominciare a pensare alla celebrazione del Natale!!

sabato 6 settembre 2014

per caso

Olga, come me, ha più di trent'anni. Come me, ama cucinare, odia stare con le mani in mano, è distratta ma molto precisa per quanto riguarda ordine e pulizia a casa, quasi maniaca. Esattamente come me non è proprio una silhouette, perciò si veste principalmente di nero, blu scuro, marrone. Ma per cinque mesi, Olga, è stata obbligata a vestirsi di arancione.
Sì perchè Olga, che da tre settimane vive a casa nostra, ed ormai è parte della nostra famiglia perchè è la nostra "muchacha" come dicono qui, o più correttamente la nostra "empleada" (la nostra impiegata, che poi sarebbe la governante!), è stata in carcere negli stati uniti, vicino a Los Angeles, da febbraio ai primi di luglio. Il crimine gravissimo di cui si è resa colpevole è l'aver tentato di attraversare la frontiera tra messico e stati uniti per rifarsi una vita, anzi per farsela proprio una vita, perchè senza lavoro vivere è proprio impossibile.
Olga proviene da una regione dell'ovest del guatemala, Totonicapàn, che è piena di montagne, foreste, boschi, fa freddino come da noi in trentino alto adige. A casa sua principalmente si coltivano fagioli, si allevano le mucche e le galline, ma non è che l'economia sia proprio rigogliosa come la flora. Mi fa crepare dalle risate quando sorride, perchè i suoi quattro incisivi superiori sono ricoperti d'oro, una sciccheria che deve esserle costata tutti i suoi risparmi. Olga lavora da quando ha 15 anni a servizio delle famiglie nelle città vicine al suo villaggio: lavava a mano, stendeva i panni, cucinava, puliva, stava dietro agli animali, ai bambini, faceva la spesa. Qualche anno fa è finalmente riuscita a fare un gran salto di qualità ed è stata assunta da una famiglia che vive nella capitale e quindi ha trovato almeno la lavatrice a renderle la vita più facile, non doveva dormire in una specie di capanna vicino alla casa della famiglia,  ma aveva la sua stanza dentro la casa. Poi dopo tre anni l'hanno licenziata, perchè non potevano più permettersi di pagarla (il suo stipendio è di ben 200 euro al mese!!), così Olga non avendo nessuno che la mantenesse ha deciso di raggiungere i suoi 9 fratelli ed emigrare negli stati uniti. anche i suoi fratelli sono partiti come lei, senza visto, e vivono ancora illegalmente negli states, in attesa dell'ultimo "condono" di Obama, che renderà cittadini americani tutti quelli che stanno lì anche illegalmente da prima del 2009. Olga non poteva nemmeno tornare a casa dai suoi genitori, perchè loro l'hanno regalata alla nonna quando aveva 4 anni, visto che in casa erano già in troppi, invece la nonna era sola.
Per riuscire ad entrare negli Stati uniti ci si deve rivolgere a delle "agenzie specializzate", praticamente dei mafiosi che si occupano anche di movimenti di droga. Si chiamano "coyotes", perchè come quei cani ululanti attraversano avanti e indietro il deserto dell'Arizona, solo che loro lo fanno conducendo uomini, donne e bambini disperati, e per farlo chiedono almeno 1600 euro (se fate due conti vedete che corrispondono a 8 mesi di lavoro!) e il successo non è assicurato.
i possibili risultati dell'operazione attraversamento frontiera sono:
- il poveraccio ce la fa, arriva stremato alla prima località abitata, qualche connazionale o comunque "latino" lo ospita a casa sua, si cerca un lavoro senza documenti (nel macello, lavando auto, facendo le pulizie, il muratore, il manovale, qualcosa di molto molto illegale) e deve vivere nel terrore di essere beccato dalla polizia per sempre, non può nemmeno affittare una casa o comprare un'assicurazione medica. e senza assicurazione medica, puoi davvero morire in mezzo alla strada.
- il poveraccio non ce la fa, e muore di stenti nel deserto (perchè si è perso, perchè fa troppo caldo e si disidrata, perchè lo investono sui binari del treno...)
- il poveraccio ce la fa, ma la "migra" ( la polizia migratoria) lo becca sul più bello e viene deportato.

Tanti bambini adesso stanno partendo, da tutti i paesi del centroamerica, perchè i genitori pensano che per loro che sono piccini e incutono tenerezza sarà più facile, e che magari poi manderanno i soldi a casa.
Olga mi ha raccontato che il suo villaggio era bruttissimo, non c'era nemmeno una casa di cemento, ma negli ultimi 10 anni sta diventando bellissimo e costruiscono strade, case, ostelli, giardini, perchè la gente emigrata negli stati uniti manda tanti soldi ai propri familiari.
Olga ha provato per la prima volta a gennaio ad attraversare la frontiera: è partita da casa lasciando tutto ciò che portasse il suo nome, perchè se ti beccano è meglio non far sapere come ti chiami, se vuoi riprovarci. E' arrivata in messico in corriera, poi una notte con un gruppo di altri 8 è saltata su un treno merci, poi è saltata giù nel bel mezzo del deserto e si sono divisi, per essere meno visibili. ognuno doveva camminare da solo, e si sarebbero ritrovati in un punto preciso oltre la frontiera, dove il coyote li avrebbe caricati su un pick up e portati in una capannone a riposare. era faticoso, non si vedeva niente, era difficile orientarsi. I primi che sono arrivati, dopo poco sono stati catturati dalla migra, che furbescamente ha quindi deciso di aspettare che arrivassero anche gli altri, e li ha presi tutti. dopo una notte di carcere, per cercare di identificarli (Olga ha mentito e ha detto di essere messicana), sono stati riportati oltre la frontiera, a Tijuana. Lì Olga ha implorato i coyotes di farle provare di nuovo, perchè ormai aveva speso tutti i suoi risparmi. I coyotes l'hanno lasciata riposare a casa di uno di loro una settimana, e poi l'hanno fatta ripartire. questa volta il gruppo era più numeroso, diviso in gruppetti di due, a cui è stato dato un cellulare per poter essere guidati dentro il deserto e avvisati se c'erano poliziotti nei paraggi. Questa volta è andato tutto liscio, sono riusciti a passare la frontiera, ma dopo molte ore di cammino ancora non trovavano i coyote che li caricassero sul pick up, così Olga e la ragazza con cui viaggiava, assetate, stanche, spaventate, si sono consegnate nelle mani della Migra. Hanno però avuto l'idea intelligente, questa volta, di chiedere asilo politico. Perciò sono state arrestate, ma nel frattempo hanno cominciato le indagini per capire se Olga potesse veramente aspirare ad essere una rifugiata; evidentemente essere sola, senza soldi, senza speranze ed indigena non è sufficiente.
Così dopo 5 mesi di carcere Olga è stata deportata in Guatemala: quando mi ha raccontato il viaggio di rientro, in aereo, aveva le lacrime agli occhi. Anche se era triste, perchè non era riuscita nel suo sogno, era emozionatissima perchè è stato il suo primo ( e forse unico) viaggio in aereo. Appena arrivati in aeroporto, le autorità della polizia gatemalteca attendevano lei e tutti i deportati con una banda di marimba, lo strumento nazionale, e hanno suonato l'inno e tante altre canzoni. poi li hanno riuniti tutti in un salone per un discorso ufficiale "Grazie a Dio siete tornati, grazie a Dio siete vivi, ora siete qui nella vostra patria e cercate di fare del vostro meglio, le opportunità le troverete" e per consegnare un sacchetto con un panino, una merendina, una saponetta e un succo di frutta. Un bel bottino per una che cercava un lavoro per mantenersi e ha investito i suoi risparmi.

Ora Olga è convinta che è stata fortunatissima a trovare lavoro presso di noi (anche io sono convinta che siamo stati fortunati a trovarla), lavora come una matta, non si ferma mai, se mi giro sta stirando anche le mutande, e se mi rigiro sta svuotando il cassetto delle forchette e le sta lucidando una per una. Non sa dove sia l'Italia, mi fa mille domande e resta incantata quando le racconto che nel mio paese giravo in bicicletta, vuole imparare a cucinare la pasta, vuole insegnarmi a cucinare il pepiàn.
Ha un sacco di pretendenti che la chiamano dagli stati uniti (secondo me più per aere almeno un'ora di compagnia telefonica che per altro...mi immagino che vita fanno), tutti connazionali emigrati e disperati come lo era lei...la chiamano dopo le 21, perchè lei prima tiene il telefono spento tutto il giorno perchè dice "sul lavoro io voglio essere concentrata". Prova in mille modi a farsi benvolere da Blanca, che per fortuna in italiano (così non capisce) le risponde "lasciami stareeeeee", le canta la cucaracha o qualche inno religioso. Nel suo tempo libero (quando la costringo a prenderselo) legge la bibbia, le abbiamo regalato una radio ma più del canale evangelico non segue. La domenica, il suo giorno libero, va a messa con altre empleadas come lei, tutta tirata, con i suoi abiti migliori ( a casa nostra veste un'uniforme da cameriera), poi torna per le 5 e già si vuol rimettere a sistemare. quando  il primo giorno l'ho invitata a sedersi a tavola accanto a noi è stata sorpresa, ma ne è contenta, perchè in altre famiglie mangiava da sola in piedi in cucina, e non le stesse pietanze della famiglia.

Quando guardo Olga lavare i miei piatti sporchi, rifare i letti dei miei bimbi, lavare il giardino dalla sporcizia dei miei cani, mi domando cosa ho fatto di buono per meritarmi di essere da questa parte del mondo, dalla parte di quelli che pagano gli altri per fargli le cose (e non è che siamo ricchi!! io al momento sono senza lavoro!)...Voglio credere al caso, che però non è mica tanto giusto...