Il giorno dopo ci presentiamo io e Dany (il nostro matrimonio qui in Guatemala e' stato registrato dal comune ma non appare ancora al Renap quindi per evitare che ricardo venisse registrato con solo il mio cognome dovevamo presentarci entrambi), perdendo entrambi una giornata di lavoro, i miei e ovviamente il piccolo Richie.
Fraijanes, dovete sapere, e' una ridente cittadina di 33 mila abitanti fatta di casupole basse, poche sono di due piani (in genere sono di gente che ha familiari che sono riusciti a entrare negli Stati Uniti, trovare un lavoretto in nero, e mandano dei soldi per far vedere al resto della città che ora sono benestanti!), senza nessun piano urbano particolare, ma pulita e ordinata, tanto che il sindaco quest'anno ha vinto il premio come miglior sindaco di tutta la regione iberoamericana. Il suo nome deriva da due frati spagnoli che si chiamavano Giovanni, i due fray juanes, per l'appunto. Dopo questa divagazione torniamo a noi: interno ufficio Renap di fraijanes, dopo una fila di più di quaranta minuti: "salve siamo qui per registrare il bimbo" "fatemi vedere il documento di registro di nascita" "eccolo qui (tronfi d'orgoglio)" "molto bene, e' tutto a posto però dovreste andare prima alla banca a due km da qui con questo bollettino di pagamento, e poi dovreste tornare all'ospedale dove è nato il bimbo a rifare il timbro perché manca il numero di iscrizione all'albo del ginecologo che ha eseguito il cesareo" "coooosa?" "Si mi dispiace ma non posso aiutarvi altrimenti"
Un po' arrabbiati ma rassegnati ci rechiamo alla canonica, in fondo non siamo venuti per nulla, almeno otterremo dal prete la liberatoria. Bussiamo alla porta e si apre uno spioncino, da cui una ragazza ci dice che il prete non c'è. Io a quel punto mi sto già alterando,e chiedo dove sia e quando torna, visto che siamo venuti apposta e lui mi aveva assicurato che in quell'orario ci sarebbe stato. La signorina e' spiacente ma il prete e' via per una riunione e non si sa quando sarà di ritorno. Io insisto, nell'epoca dei cellulari e' mai possibile che non possa chiamarlo e chiedervi quando torna visto che lo aspettiamo?un cenno negativo della testa e lo spioncino si richiude. Io busso di nuovo e con tono sarcastico le dico " mi scusi ma cosa vuole che faccia qui? Aspetto o me ne vado? Siamo venuti apposta! Abbiamo perso una mattinata!" " beh, privi a tornare domani!" "Ma domani sarò sicura di ottenere la liberatoria??" "Non saprei" "scusi ma è' così difficile ottenere una liberatoria? Devo chiederla direttamente all'arcivescovo?" Lo spioncino si richiude nuovamente e questa volta nemmeno se ribusso mi viene riaperto. Comincio ad alzare la voce, parlando con Dany ed i miei, perché la situazione mi sembra assurda, e mi si avvicina una signora con una bimba. Mi racconta che sono settimane che cerca di avere il certificato di battesimo della figlia per poterle far fare la comunione, ma inutilmente. Poi mi svela che le hanno appena detto che il prete entro mezz'ora sarà di ritorno, così ci decidiamo per l'attesa. Nel frattempo vado in macchina ad allattare, e poco dopo arriva mio padre ad avvisarmi che il prete e' tornato. Corro in canonica e il prete sta parlando con Dany , che è in modalità "simpatia ipocrita da dare sui nervi". Il prete non mi guarda nemmeno ne' mi rivolge la parola, mi ignora proprio. Da un biglietto in mano a Dany e ci invita ad uscire. Chiedo spiegazioni e Dany mi dice che la segretaria che ci apriva lo spioncino ha detto al sacerdote che io l'avevo minacciata ed insultata e solo grazie ai modi gentili di Dany e alle sue scuse ci ha concesso un appuntamento nel quale deciderà se farci la liberatoria, che comunque ci costerà 50 quetzales ( no comment). Torno indietro per fargli sentire le mie ragioni, ma non le vuole sentire. Il giorno prestabilito mi presenti all'appuntamento decisa a dirglienebpiu di quattro, ma il prete sembra diverso, tranquillo. Mi fa accomodare, mi prepara la liberatoria e subito la fattura, me le consegna e poi mi liquida con "ho ricontrollato le telecamere della canonica e della strada: effettivamente lei non ha insultato e minacciato la mia segretaria, comunque il suo comportamento non mi piace, non può mica andare in giro a dire ciò che vuole!".
Mi alzo, lo saluto, e me ne torno a casa. Ho l'impressione di vivere in una commedia di Pirandello. Ed è inutile insistere, dovrò imparare a non dire ciò che penso e incassare i soprusi di chi ha anche il minimo potere. Funziona così. E persino ciò che dico può essere usato contro di me!


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