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giovedì 2 ottobre 2014

the indipendence day

il mese di settembre, nei paesi dell'america latina, è un mese molto occupato. A turno, un giorno dopo l'altro, tutti i paesi festeggiano la loro indipendenza dalla spagna. Adesso non chiedetemi se sia capitato tutto nello stesso anno, però se così fosse stato, poveri reali di spagna, non vorrei essere stata nei loro panni!!Il brasile la ricorda il 7 settembre, guatemala, honduras, nicaragua, el salvador, costa rica  la festeggiano il 15 settembre (è avvenuta nel 1821, sono stati più vecchi della nostra Italia!!), il Messico il 16, chile il 18. Qui con le celebrazioni non scherzano mica: a scuola realizzano altari della patria (per esempio nella scuola di mio figlio Javier ogni classe doveva farlo relativamente ad una regione specifica del Guatemala) con i simboli patriottici, oggettistica varia, cartelloni, e ogni bambino deve contribuire; a parte si partecipa ad una sfilata, in alta uniforme di gala (persino quella, c'hanno!!)oppure con gli abiti tipici indigeni (no, tranquilli, non si tratta del modello nudo con un quadratino di stoffa sulle parti intime e un copricapo piumato, bensì la versione aggiornata più coperta, con stoffe coloratissime tessute a mano e che costano un occhio della testa), in cui è presente minimo una banda, le majorettes, la mascotte della scuola...Anche certe aziende fanno la loro sfilata per le vie della città, quindi in quei giorni può capitare di uscire in macchina e restare bloccati fra due sfilate. Ovunque sventolano bandiere, alla radio è trasmesso l'inno in versione integrale (12 strofe!),


e in più c'è la tradizionale  corsa delle fiaccole: giorni prima partono da ogni città, villaggio o semplicemente quartiere/comunità/frazione dei gruppi di ragazzi a piedi, seguiti da una macchina, da un pick up o da una moto se gli va male, e corrono fino alla capitale, nella piazza dell'obelisco, dove è accesa tutto l'anno la fiamma dell'indipendenza. lì accendono la loro torcia e tornano indientro, per andare ad accendere la torcia nel luogo d'origine.  La gente per strada fa il tifo, le auto strombazzano quando li vedono passare ( e ne vedi passare anche una ventina al giorno), c'è persino chi tira cibo confezionato o sacchettini di plastica pieni d'acqua che i corridori afferrino al volo per rifocillarsi. a proposito di quest'usanza, dieci anni fa con la mia proverbiale fortuna ho incrociato una di queste staffette in macchina mentre viaggiavo libera e felice a finestrini abbassati, con i capelli al vento. ovviamente i sacchettini d'acqua lanciati dal pubblico sono entrati nell'abitacolo della nostra auto e mi sono esplosi sulla faccia. Una goduria.


la celebrazione della festa dell'indipendenza nelle scuole dei miei pargoli è stata anticipata di una settimana, perchè la banda più quotata della città era occupata e già prenotata da altre scuole e quindi ci sono toccate due giornate di seguito di sfilate, discorsi pubblici, saluti alla bandiera, marcette e via dicendo.
la cosa che più mi ha colpito è che qui a nessuno sembra melenso baciare la bandiera, o tenere la mano sul cuore cantando a squarciagola l'inno, o a nessuno sembra esageratamente nazionalista far ripetere a memoria ai bimbi i simboli patri (mia figlia a quattro anni ogni tanto ci snocciola "La ceiba, el escudo, el quetzal,la bandera, la monja blanca, la marimba"), insegnargli tutto l'inno anche se non ne capiscono per il momento nemmeno una parola. Qui si è sicuri che un bambino che sa queste cose non potrà mai essere un cattivo cittadino, che non ama e rispetta il proprio paese. Se da un lato vedendoli sfilare mi è tornata in mente la gioventù balilla e mi è sembrato di cattivo gusto, dall'altro ho pensato che un po' di spirito patriottico in più inculcato sin da bambini non ci farebbe male...forse ci renderebbe italiani più responsabili, Perchè nel nostro inno così come in quelli degli altri paesi sono racchiuse le sofferenze che hanno portato all'unità, e ricordandocelo magari non ci verrebbe in mente di disfare quello che dei giovani sognatori hanno fatto a costo della vita appena 150 anni fa. e chissà, con un pochino di amore in più per la propria nazione, non si considererebbe solo una perdita di tempo andare a votare, ma un dovere scegliere a chi mettere in mano le sorti del paese. e chissà, magari non ci verrebbe in mente tanto a cuor leggero di andarcene lontano lontano, dove non si trova un caffè espresso decente o un pezzo di parmigiano degno del suo nome...








venerdì 26 settembre 2014

happy birthday!!

sabato 13 settembre abbiamo festeggiato la prima cosa da quando siamo arrivati. Il compleanno di Blanca. le settimane prima siamo entrati in panico perchè era ovvio che si dovesse fare una festicciola, visto che al fratello in Italia a maggio abbiamo praticamente fatto un ricevimento di nozze, ma il piccolo problema è: chi invitiamo? Blanca infatti, che è una bambina socievolissima quanto un cactus, a scuola non ne voleva sapere degli altri bambini, per il semplice fatto che parlassero spagnolo, quindi dopo un mese di frequentazione eravamo riusciti a scoprire solo che in classe sua ci fosse una certa "Iguana leu", a quanto pare l'unica degna di avvicinarsi a lei e giocare con lei (in quale lingua, lo ignoro). Va detto anche che qui i compleanni sono davvero degli eventi, con un preciso galateo e un preciso svolgimento. Proverò a darvene un'idea.

- gli invitati: minimo 30, obbligatorio invito scritto.
- la location: ma quale festicciola nel salotto di casa!! qui esistono gli "alqui-fiestas" cioè saloni attrezzati da affittare per le proprie feste. anche in Italia si stanno cominciando a diffondere (forse perchè le mamme sono stufe di avere bimbi urlanti per casa che incollano le caccole sul bracciolo del divano e appiccicano la mozzarella della pizza sul muro), ma qui è una cosa esistente da tanti anni, professionalissima. Esiste l'alqui-fiesta in praticamente qualsiasi locale (dal cinema alla parrucchiera, dal ristorante alla piscina, e persino la scuola). Si ha diritto alla sala, all'assistenza (aiutano ad addobbare la sala, a ricevere gli invitati...), se si desidera pensano loro a musica palloncini vettovaglie e cibarie, all'animazione e persino a fare i buttafuori e cacciare gentilmente la gente quando la feste dovrebbe terminare.

- il tema: non esiste una festa senza un tema. personaggi dei cartoni animati, dei libri, ma anche cose da adulti (per esempio, una festa il cui tema è "oktoberfest"...vi lascio immaginare che non servissero tè e biscotti...), oppure si fa festa anche per un bimbo che ancora non è nato, e gli si fa un "baby shower" portando un sacco di regali che gli serviranno dopo, anche questo a tema (il tema può essere "il momento del bagnetto" "la pappa" "il cambio pannolino")
- la pinata (non ho la lettera giusta su questa tastiera ma dicesi PIGNATTA): un simpatico pupazzo di cartapesta e fil di ferro con al suo interno non meno di 5 kg di caramelle e sorpresine varie da colpire ripetutamente e violentemente bendati o meno con un palo di scopa agghindato a festa, mentre questo simpatico pupazzo viene fatto scorrere appeso su una corda da una estremità all'altra del salone, e quindi il divertimento è riuscire a colpirlo mentre il coso ciondola a destra e a sinistra, evitando gli invitati. ogni volta che il coso viene colpito, ne fuoriescono dolciumi, e tutti si lanciano a raccoglierli (mentre magari quello che stava colpendo la pinata ancora brandisce pericolosamente la sua arma). nella festa a tema oktoberfest la pinata era una bottiglia di birra di due metri di altezza! le pinatas si acquistano in una zona particolare della città, dove alla faccia della concorrenza tutti i negozi, a pochi cm l'uno dall'altro, vendono le stesse cose, magari con fattezza diverse (potete trovare 100 versioni di topolino, di cui magari solo una gli assomiglia...non è che siano tutti artisti!)




- i regali: io ero abituata che i regali venissero consegnati nelle mani del festeggiato, questo aprisse e ringraziasse subito. cascasse il mondo!! qua i regali vengono adagiati all'entrata sull'apposito tavolo allestito, abbandonati là e a fine festa si portano a casa senza aprirli! si aprono a casa senza sentirsi obbligati a ringraziare nessuno. vi direte: ma perchè? beh c'è della saggezza anche in questo: se non avete portato un regalo, forse nessuno se ne accorgerà (solo il festeggiato a casa). se il vostro regalo fa schifo o siete stati molto tirchi, anche questa è una cosa che resterà segreta ( e forse anche al festeggiato, se non avete messo apposta un bigliettino o un'etichetta sul vostro regalo!)
- la torta: buddy the cake boss è il minimo a cui dovete rivolgervi per la torta.
- i regali/2: non solo gli invitati fanno al festeggiato i regali, ma il festeggiato deve regalare qualcosa agli invitati! come quando alla fine di un matrimonio si danno le bomboniere, qui alla fine della festa si salutano le persone consegnando una bustina con al suo interno un regalo che renda memorabile nei secoli dei secoli il compleanno, e anche un'altra dose di caramelle (nel caso non vi fosse già schizzata in alto la glicemia con quelle della pinata).

detto questo, avevamo deciso di fare il compleanno di Blanca allo zoo, ci siamo fatti spacciare sottobanco dalla maestra i nomi di tutti i suoi sconosciuti compagni di classe, e abbiamo organizzato la festa. L'animazione prevedeva la visita dello zoo e anche un incontro ravvicinato con alcuni animali, mentre una biologa dello zoo ci spiegava la categoria a cui apparteneva, di cosa si nutre, etc
Devo dire che a parte lo stress di non sapere chi venisse e soprattutto chi fossero le persone che arrivavano, poi tutto è andato bene. è stato un modo per stringere nuove amicizie e la nostra Blanca ha finalmente cominciato a vedere gli altri bimbi della sua classe come dei possibili compagni di giochi. Io, da iperattiva incontrollabile quale sono, non ho accettato che al cibo pensasse lo zoo (anche perchè aborro le schifezze, e qui alle feste di solito il menù è composto da patatine in sacchetto e big mac), perciò ho passato segregata in casa tre giorni a sfornare muffin e riempire tramezzini, ma è stato anche questo divertente...soprattutto nel vedere le facce degli invitati che non avevano mai mangiato un tramezzino in vita loro, o davanti al vassoio di cruditè che avevo messo a disposizione. però hanno spazzolato via tutto, quindi nessuno deve aver rimpianto i big mac.

Ci sono voluti altri due giorni poi per riprenderci dalla stanchezza della festa, e ora dobbiamo cominciare a pensare alla celebrazione del Natale!!

sabato 6 settembre 2014

per caso

Olga, come me, ha più di trent'anni. Come me, ama cucinare, odia stare con le mani in mano, è distratta ma molto precisa per quanto riguarda ordine e pulizia a casa, quasi maniaca. Esattamente come me non è proprio una silhouette, perciò si veste principalmente di nero, blu scuro, marrone. Ma per cinque mesi, Olga, è stata obbligata a vestirsi di arancione.
Sì perchè Olga, che da tre settimane vive a casa nostra, ed ormai è parte della nostra famiglia perchè è la nostra "muchacha" come dicono qui, o più correttamente la nostra "empleada" (la nostra impiegata, che poi sarebbe la governante!), è stata in carcere negli stati uniti, vicino a Los Angeles, da febbraio ai primi di luglio. Il crimine gravissimo di cui si è resa colpevole è l'aver tentato di attraversare la frontiera tra messico e stati uniti per rifarsi una vita, anzi per farsela proprio una vita, perchè senza lavoro vivere è proprio impossibile.
Olga proviene da una regione dell'ovest del guatemala, Totonicapàn, che è piena di montagne, foreste, boschi, fa freddino come da noi in trentino alto adige. A casa sua principalmente si coltivano fagioli, si allevano le mucche e le galline, ma non è che l'economia sia proprio rigogliosa come la flora. Mi fa crepare dalle risate quando sorride, perchè i suoi quattro incisivi superiori sono ricoperti d'oro, una sciccheria che deve esserle costata tutti i suoi risparmi. Olga lavora da quando ha 15 anni a servizio delle famiglie nelle città vicine al suo villaggio: lavava a mano, stendeva i panni, cucinava, puliva, stava dietro agli animali, ai bambini, faceva la spesa. Qualche anno fa è finalmente riuscita a fare un gran salto di qualità ed è stata assunta da una famiglia che vive nella capitale e quindi ha trovato almeno la lavatrice a renderle la vita più facile, non doveva dormire in una specie di capanna vicino alla casa della famiglia,  ma aveva la sua stanza dentro la casa. Poi dopo tre anni l'hanno licenziata, perchè non potevano più permettersi di pagarla (il suo stipendio è di ben 200 euro al mese!!), così Olga non avendo nessuno che la mantenesse ha deciso di raggiungere i suoi 9 fratelli ed emigrare negli stati uniti. anche i suoi fratelli sono partiti come lei, senza visto, e vivono ancora illegalmente negli states, in attesa dell'ultimo "condono" di Obama, che renderà cittadini americani tutti quelli che stanno lì anche illegalmente da prima del 2009. Olga non poteva nemmeno tornare a casa dai suoi genitori, perchè loro l'hanno regalata alla nonna quando aveva 4 anni, visto che in casa erano già in troppi, invece la nonna era sola.
Per riuscire ad entrare negli Stati uniti ci si deve rivolgere a delle "agenzie specializzate", praticamente dei mafiosi che si occupano anche di movimenti di droga. Si chiamano "coyotes", perchè come quei cani ululanti attraversano avanti e indietro il deserto dell'Arizona, solo che loro lo fanno conducendo uomini, donne e bambini disperati, e per farlo chiedono almeno 1600 euro (se fate due conti vedete che corrispondono a 8 mesi di lavoro!) e il successo non è assicurato.
i possibili risultati dell'operazione attraversamento frontiera sono:
- il poveraccio ce la fa, arriva stremato alla prima località abitata, qualche connazionale o comunque "latino" lo ospita a casa sua, si cerca un lavoro senza documenti (nel macello, lavando auto, facendo le pulizie, il muratore, il manovale, qualcosa di molto molto illegale) e deve vivere nel terrore di essere beccato dalla polizia per sempre, non può nemmeno affittare una casa o comprare un'assicurazione medica. e senza assicurazione medica, puoi davvero morire in mezzo alla strada.
- il poveraccio non ce la fa, e muore di stenti nel deserto (perchè si è perso, perchè fa troppo caldo e si disidrata, perchè lo investono sui binari del treno...)
- il poveraccio ce la fa, ma la "migra" ( la polizia migratoria) lo becca sul più bello e viene deportato.

Tanti bambini adesso stanno partendo, da tutti i paesi del centroamerica, perchè i genitori pensano che per loro che sono piccini e incutono tenerezza sarà più facile, e che magari poi manderanno i soldi a casa.
Olga mi ha raccontato che il suo villaggio era bruttissimo, non c'era nemmeno una casa di cemento, ma negli ultimi 10 anni sta diventando bellissimo e costruiscono strade, case, ostelli, giardini, perchè la gente emigrata negli stati uniti manda tanti soldi ai propri familiari.
Olga ha provato per la prima volta a gennaio ad attraversare la frontiera: è partita da casa lasciando tutto ciò che portasse il suo nome, perchè se ti beccano è meglio non far sapere come ti chiami, se vuoi riprovarci. E' arrivata in messico in corriera, poi una notte con un gruppo di altri 8 è saltata su un treno merci, poi è saltata giù nel bel mezzo del deserto e si sono divisi, per essere meno visibili. ognuno doveva camminare da solo, e si sarebbero ritrovati in un punto preciso oltre la frontiera, dove il coyote li avrebbe caricati su un pick up e portati in una capannone a riposare. era faticoso, non si vedeva niente, era difficile orientarsi. I primi che sono arrivati, dopo poco sono stati catturati dalla migra, che furbescamente ha quindi deciso di aspettare che arrivassero anche gli altri, e li ha presi tutti. dopo una notte di carcere, per cercare di identificarli (Olga ha mentito e ha detto di essere messicana), sono stati riportati oltre la frontiera, a Tijuana. Lì Olga ha implorato i coyotes di farle provare di nuovo, perchè ormai aveva speso tutti i suoi risparmi. I coyotes l'hanno lasciata riposare a casa di uno di loro una settimana, e poi l'hanno fatta ripartire. questa volta il gruppo era più numeroso, diviso in gruppetti di due, a cui è stato dato un cellulare per poter essere guidati dentro il deserto e avvisati se c'erano poliziotti nei paraggi. Questa volta è andato tutto liscio, sono riusciti a passare la frontiera, ma dopo molte ore di cammino ancora non trovavano i coyote che li caricassero sul pick up, così Olga e la ragazza con cui viaggiava, assetate, stanche, spaventate, si sono consegnate nelle mani della Migra. Hanno però avuto l'idea intelligente, questa volta, di chiedere asilo politico. Perciò sono state arrestate, ma nel frattempo hanno cominciato le indagini per capire se Olga potesse veramente aspirare ad essere una rifugiata; evidentemente essere sola, senza soldi, senza speranze ed indigena non è sufficiente.
Così dopo 5 mesi di carcere Olga è stata deportata in Guatemala: quando mi ha raccontato il viaggio di rientro, in aereo, aveva le lacrime agli occhi. Anche se era triste, perchè non era riuscita nel suo sogno, era emozionatissima perchè è stato il suo primo ( e forse unico) viaggio in aereo. Appena arrivati in aeroporto, le autorità della polizia gatemalteca attendevano lei e tutti i deportati con una banda di marimba, lo strumento nazionale, e hanno suonato l'inno e tante altre canzoni. poi li hanno riuniti tutti in un salone per un discorso ufficiale "Grazie a Dio siete tornati, grazie a Dio siete vivi, ora siete qui nella vostra patria e cercate di fare del vostro meglio, le opportunità le troverete" e per consegnare un sacchetto con un panino, una merendina, una saponetta e un succo di frutta. Un bel bottino per una che cercava un lavoro per mantenersi e ha investito i suoi risparmi.

Ora Olga è convinta che è stata fortunatissima a trovare lavoro presso di noi (anche io sono convinta che siamo stati fortunati a trovarla), lavora come una matta, non si ferma mai, se mi giro sta stirando anche le mutande, e se mi rigiro sta svuotando il cassetto delle forchette e le sta lucidando una per una. Non sa dove sia l'Italia, mi fa mille domande e resta incantata quando le racconto che nel mio paese giravo in bicicletta, vuole imparare a cucinare la pasta, vuole insegnarmi a cucinare il pepiàn.
Ha un sacco di pretendenti che la chiamano dagli stati uniti (secondo me più per aere almeno un'ora di compagnia telefonica che per altro...mi immagino che vita fanno), tutti connazionali emigrati e disperati come lo era lei...la chiamano dopo le 21, perchè lei prima tiene il telefono spento tutto il giorno perchè dice "sul lavoro io voglio essere concentrata". Prova in mille modi a farsi benvolere da Blanca, che per fortuna in italiano (così non capisce) le risponde "lasciami stareeeeee", le canta la cucaracha o qualche inno religioso. Nel suo tempo libero (quando la costringo a prenderselo) legge la bibbia, le abbiamo regalato una radio ma più del canale evangelico non segue. La domenica, il suo giorno libero, va a messa con altre empleadas come lei, tutta tirata, con i suoi abiti migliori ( a casa nostra veste un'uniforme da cameriera), poi torna per le 5 e già si vuol rimettere a sistemare. quando  il primo giorno l'ho invitata a sedersi a tavola accanto a noi è stata sorpresa, ma ne è contenta, perchè in altre famiglie mangiava da sola in piedi in cucina, e non le stesse pietanze della famiglia.

Quando guardo Olga lavare i miei piatti sporchi, rifare i letti dei miei bimbi, lavare il giardino dalla sporcizia dei miei cani, mi domando cosa ho fatto di buono per meritarmi di essere da questa parte del mondo, dalla parte di quelli che pagano gli altri per fargli le cose (e non è che siamo ricchi!! io al momento sono senza lavoro!)...Voglio credere al caso, che però non è mica tanto giusto...

martedì 19 agosto 2014

La Antigua

Sabato siamo stati a La Antigua, per farla vedere ai bambini ed anche ad un'amica che prima lavorava dal mio commercialista e che ho fatto penare per anni dietro alle mie numerazioni di fatture sbagliate, poi ha tirato la spugna ed è venuta a fare volontariato in guatemala (il mondo è piccolo!). Devo averla proprio esaurita.
Comunque, siamo partiti stretti stretti nella nostra jeep, sommersi di sacchettini di caramelle e dolcetti appiccicosi che erano fermentati in macchina da qualche giorno (bottino di premi dati dalle maestre e pinata di compleanno...vi racconterò anche delle pinatas), in una giornata particolarmente calda e soleggiata. parecchi sbalzi dopo, siamo arrivati. siccome immancabilmente, appena si accenna ad arrivare e ci si mette a cercare parcheggio, scoppia la fame/la pipì/la sete, non ci siamo nemmeno fermato a la Antigua, e abbiamo proseguito verso una frazione chiamata San felipe, un po' meno turistica, per spendere meno. ero già pronta a scendere dalla macchina, al volo acchiappare i due nani e dirigermi verso il primo locale e senza salutare condurli al bagno evitando quindi un cambio di mutande in mezzo alla strada (e così presto...ancora tutta la giornata davanti e avremmo esaurito subito l'unico paio di ricambio!), ma sono stata colta in contropiede da un gruppetto di folcloristici omini e donnine che mi tiravano per la maglia dicendo "signoraaaaaa!oggi abbiamo ammazzato tre galline ne resta solo unaaaaa!" "signoraaaaa! noi oggi ne abbiamo messe in pentola venti ma erano troppo bhone ne restano dueee!" e via sciorinando tutto il menù a base di gallina. Invitante, soprattutto se hai scongiurato il pericolo di vomitare ogni curva e scossone della strada. Ci siamo lasciati trascinare dal più convincente, tanto fra loro i vari comedor non avevano molte differenze: appena ti siedi ti servono una tazza di brodo di gallina fumante, che tu lo voglia o no, poi vengono a prendere l'ordinazione, e allenati da anni di malintesi con gli avventori, ti porgono un pratico foglietto che sembra un test della patente a crocette: stufato di gallina? piccante? accompagnato da fagioli? accompagnato da tamales? e così via.
noi per stare leggeri abbiamo ordinato uno stufato (molto stufato, più o meno 8 ore di cottura) di pollo con una salsa a cui l'unica cosa che manca è il lucido da scarpe, per il resto c'è dentro cotto tutto lo scibile umano, e i bambini, che devono mangiare cose adatte a loro, salsicce piccanti fritte. Siccome come dicono qui, barriga llena corazon contento, cioè pancia piena cuore contento, consumato il nostro frugale pasto eravamo molto di buonumore, tanto da decidere di farci un giretto per san felipe. giusto per assistere ad una deliziosa coppietta che si sbaciucchiava in piazza circondata da una banda di 7 elementi che cantava la serenata. ma certo, come no, anche mio marito mi fa sempre delle dimostrazioni di affetto così.

risaliti in macchina, stavolta sì andiamo a La Antigua.






breve cenno storico: La Antigua era la capitale di tutto il centroamerica durante la colonizzazione spagnola, il centroamerica si chiamava Guatemala dal messico fino alla costa rica, era una metropoli, poi dopo vari terremoti e catastrofi varie è stata abbandonata ora è patrimonio dell'unesco e sede della bella vita di tutti gli hippies americani e spagnoli che fingono di venire a imparare lo spagnolo (ci sono scuole di lingua ogni tre passi) in realtà si dedicano a ben altre attività ludiche. Risulta quindi che la Antigua è abitata per metà da gringos e l'altra metà da indigeni kakchiquel che hanno imparato benissimo a sfruttare i gringos.
se provi a fare una foto ad un'indigena, così bella e caratteristica con tutti quei colori dei loro trajes e guipiles, non ti sorprendere se quella si mette in posa, poi ti si avvicina e pretende almeno 10 quetzales di diritti d'immagine. io queste foto ovviamente le ho fate a tradimento, o probabilmente se qualcuno dei soggetti se n'è accorto mi avrà tirato dietro il malocchio. ma tanto, tra le tante cose che mi capitano, non noterei la differenza!








oltre alle scuole di lingue, il commercio è un'attività molto florida a La Antigua: si vendono iguane finte, dolci per ammazzare anche i non diabetici dai nomi evocativi ("gambette di latte" "bottigliette di miele" "false uova"), polveri magiche per diventare un uomo che non deve chiedere mai, per avere soldi, per sedurre chiunque, statue e kit di devozione del santo più pio del mondo, "mashimon" o san simone, raffigurato con una sigaretta accesa e una bottiglia di liquore e che, chiamalo scemo, accetta come offerte votive solo sigari o bottiglie di alcolici, maschere spaventose, vestiti tipici per sentirsi indios (competi di sandali  cappello e machete), gioielli di giada, piante di orchidee appena sradicate nella foresta, da ripiantare in giardino (lo confesso, ne ho comprata una, l'ho messa all'ombra e la venero chiedendole di sopravvivere e fiorie, ma so che mi abbandonerà), giri a cavallo, cavalli, galline, braccialetti, reperti maya appena trafugati, flauti in legno.








A La Antigua oltre ad ammirare una vera città coloniale rimasta tale dal 1500 (con le comodissime strade di ciottoli) si possono ammirare le chiese e gli strafanti che contengono. non mi veniva un altro termine, ma praticamente degli immensi scenari di legno e metallo di tonnellate di peso con scene di vita dei santi o della via crucis che dei poveracci si portano in spalla durante la settimana santa, camminando su dei bellissimi tappeti di fiori ( e quelli ve li farò vedere appunto allora) che vengono barbaramente calpestati liberando un profumo fortissimo.
A la Antigua capita di finire in mezzo ad un matrimonio che doveva cominciare alle 3, gli invitati riempiono la chiesa dalle 4, e alle 5 nè lo sposo nè la sposa sono ancora arrivati.
A la Antigua capita di constatare che i ragazzi americani magari in patria rispettano il divieto di bere alcolici fino ai 21 anni e fingono anche di crederlo giusto, ma fuori dagli USA reggono l'alcool malissimo e stanno anche una giornata intera nei bar incoscienti, mentre gli indigeni che lavorano lì li guardano con un misto di pena e dubbio, sul perchè un ragazzetto biondo  viziato possa permettersi di buttare via in una sera quello che loro guadagnano in un mese.
A la antigua capita di trovarti dei concerti di marimba per strada, e che non ci sia nemmeno il cappello dove mettere le offerte.

Da la antigua organizzano dei tour sui vulcani con varie guide, che possono avere dai 5 ai 12 anni, e si caricano del tuo zaino e anche di te se non ce la fai a camminare, e ti fanno vedere dei panorami mozzafiato.
A la Antigua capita di accorgersi che alla fine tutto il mondo è paese, per sentirmi a casa mi manca solo qualcuno vestito da centurione che mi vende una statuetta del colosseo.

mercoledì 13 agosto 2014

Very important people

Nella scuola dei miei bambini esiste il carpool. Eccheccose? Direte voi! Me lo sono chiesta anche io, e nemmeno l'inglese mi poteva aiutare...perché secondo me questo termine se lo sono proprio inventato di sana pianta. In un paese dove sentirsi esclusivi e' molto importante, così come in Italia ci sono le salette vip per i tronisti e le sgallettate di "amici", qui ci sono i club esclusivi x massaie, dice neanche a dirlo, si fa la spesa! E io modestamente appartengo ad uno di questi, dove l'altro giorno con un leggero anticipo ho trovato un vasto assortimento di addobbi natalizi!


Ma torniamo al carpool. Qual'e' la più grande rottura quando portiamo i bambini a scuola? Non trovare parcheggio, da bravi italiani lasciare l'auto in doppia fila o in un angolo o sul marciapiede con le luci d'emergenza, sbarcare pargolo e cartella, correre verso il portone della scuola e abbandonarlo al bidello o a se stesso. Qui hanno eliminato completamente il problema: tu arrivi a scuola con un largo anticipo, ti ritrovi all'ingresso del campus della scuola, passi il tuo badge magnetico su un sensore, e ti incolonni in una fila di macchine, tutte ovviamente accese (ahhhhrghh mi viene un ictus solo a vederlo, il mio lato ecologista piange e manca poco che mi metta per protesta a tappar gli i tubi di scappamento a tutti con una pallina da tennis per fargli provare l'emozione dei gas inquinanti che immettono nell'ambiente) e aspetti. Aspetti di arrivare proprio davanti alla loading/unloading zone, dove ci sono una decina di persone in riga che ti aprono la portiera dell'auto e velocemente tirano giù tuo figlio, di caricano dello zaino e portano entrambi all'ingresso, dove qualcun altro li accompagna in classe. Voi immaginatevi questa cosa per 300 alunni e capirete che la mattina bisogna svegliarsi presto, moooolto presto. Al ritorno anche peggio. All'ingresso del campus, dove c'è il sensore x il badge, c'è un simpatico ometto che vi vede, sbircia il vostro badge e come un agente segreto lo sussurra a qualcuno nel suo walkie talkie e come per magia, quando vi avvicinate alla loading zone, vi trovate il pargolo pronto. Ve lo infilano in macchina, lo assicurano in le cinture, e lo sbaciucchiano per salutarlo. Queste cose ti fanno veramente sentire un vip, anche se lo fanno quasi tutte le scuole. Però il vantaggio c'è: se piove, non serve l'ombrellone, e siccome la cosa di auto diventa interminabile, avete un sacco di tempo libero a disposizione per giocare a candy crush o whatsappare tutti i contatti della rubrica. Io ieri ho persino letto tutta la repubblica, magari domani comincio guerra e pace


domenica 10 agosto 2014

E' arrivato un bastimento carico di...





Ieri mattina alle 8 e' arrivato davanti a casa nostra il nostro container, partito dall'Italia il 24 giugno, giunto al porto di santo tomas de castilla il 26 di luglio.. Praticamente è stato bloccato in dogana per più di 10 giorni, perché ai doganieri sarà sembrato che una famiglia che emigra dall'altra parte del mondo si porti dietro tutta la casa sia molto ma molto sospetto. Probabilmente pensavano che minimo stessimo trafugando una collezione di quadri di Botticelli, e trovandosi davanti agli scaffali ikea e a 25 scatoloni di giochi saranno rimasti così delusi da dovercela far pagare. Infatti a parte la revisione normale abbiamo subito anche il controllo con i cani antidroga (altri due giorni persi), il controllo con lo scanner x esplosivi (ahhhh , meno male che non hanno trovato la mia riserva di molotov), il controllo per vegetali e piante (beh non sono mica scema, i semi di contrabbando di basilico e salvia li avevo nascosti nella valigia e nelle tasche di javi).
Ma torniamo all'arrivo del container: di seguito lo svolgimento dettagliato delle operazioni.
-ore 7.40: ci era stato detto che il container sarebbe arrivato alle 7, quindi Dany chiama la ditta di trasporti che casca dalle nuvole. "Che strano non sia arrivato!! Avevano l'indirizzo sulla fattura!" "Si ma avevamo più volte scritto e ripetuto che l'indirizzo sulla fattura e' quello fiscale che non corrisponde a quello dell'abitazione (merita che vi dica il perche: per dichiarare una residenza bisogna dimostrare di governo almeno da tre mesi, quindi portare in comune almeno tre bollette della luce. Ovviamente alla ditta fornitrice di luce devi dare un documento che dimostri la residenza. Prima o poi, vi assicuro, si esce dal tunnel, ma è complicato)" "ah e' vero vedo qui davanti anche un post it che me lo ricorda, però mi scusi ma non mi sono ricordato di dirlo al camionista". Fine della telefonata.
-ore 7.43: scopriamo che il camionista sta facendo le parole crociate di fronte al cancello di un altro condominio, 9 km più in giù di noi, da circa 40 minuti, e si domanda perché i poliziotti del condominio non l'abbiamo fatto entrare. Ma siccome qui nessuno e' abituato a polemizzare, sta li e aspetta la provvidenza divina.
-ore 8.00 il camionista dopo la telefonata di Dany parte a razzo e arriva da noi, perché in fondo e'sabato e ha fretta di finire di lavorare x andare a far festa con la famiglia
-ore 8.30 io, Dany,il camionista e i bambini ci guardiamo in faccia senza sapere bene cosa dirci, perché dopo aver parlato del tempo, del governo ladro e della ricetta del tiramisu abbiamo esaurito gli argomenti, e i ragazzi che abbiamo assunto x scaricare mobili e scatoloni non arrivano ( appuntamento alle 7.30)
-ore 8.45 : arrivano i ragazzi
-ore 8.50-9.30 si discute su come aprire il lucchetto di plastica del container. Chi prova a martellarlo, chi lo morde con i denti, chi lo cerca di forzare a mano. Sono tutti d'accordo che con un seghetto sarebbe più facile. Alla fine si presenta un con una specie di righello e lo consuma (secondo me x sfinimento)  dopo essersi anche surriscaldato la mano per l'attrito.
--ore 9.30: cominciamo le operazioni di scarico: nel frattempo le mosche di tutto il condominio, felici, colonizzano casa nostra approfittando delle porrte spalancate. Io sono incaricata di dirigere le operazioni dicendo ad ognuno dei ragazzi dove va quello che portano (sala, camere,etc), Dany e' incaricato di ripeter glielo quando sono arrivato dentro casa, perché in genere l'hanno già scordato e lo stanno depositando nel garage.
-ore 11.00 i ragazzi hanno finito di scaricare, ci resta solo da riordinare.
-ore11.10 ci rendiamo conto che nessuna scatola e' dove dovrebbe essere, sono precluse le vie di uscita e accesso anche al bagno, in casa non si cammina. I bambini sono da qualche parte tra gli scatoloni, ma non è' ben chiaro dove
-ore 12.30: rimossa qualche scatola e ritrovati i bimbi, si decide di ordinare la pizza
-ore 13.30: concluso il pranzo, decidiamo che è' il momento di affrontare la realtà e cominciamo a spostare tutto per avere almeno le scatole posizionate  nella stanza giusta, ma è solo dopo due ore che apriamo la prima x scoprire che ci sono parecchie cose rotte
- ore 21.00 conclusione delle operazioni: dopo una frugale cena finalmente sul nostro tavolo di casa, andiamo a nanna affranti x la quantità di mobili rovinati e bicchieri rotti, ma sentendoci un po' di più a casa.

giovedì 7 agosto 2014

uno per tutti, tutti per uno

In guatemala la disoccupazione non è un problema. Ma dall'alto della mia esperienza come analista economica, ho una teoria per spiegare il perchè.
Praticamente se devono assumere una persona per realizzare un determinato lavoro, ne assumono 4 invece di una. Così si assicurano che il lavoro venga svolto, tenendo conto delle pause pranzo, delle soste merenda, dei break per la pipì, del minutino d'aria ( e per fortuna qui quasi nessuno fuma, sennò ci sarebbero anche le pause per la cicca). E nessuno si stressa, perchè mentre uno lavora e fatica, gli altri tre lo guardano e chiacchierano. Ed ecco spiegato anche perchè qui sono tutti così di buon umore.
E non solo...questo fa sì anche che si possa pretendere che uno lavori ad orari assurdi e di domenica.
Vi faccio degli esempi: qui vicino è tutto un fiorire di centri commerciali, chiese/stadio evangeliche (di cui vi parlerò in un altro post, perchè davvero meritano una menzione speciale), condomini. Per il momento nella carretera (cioè strada statale, più o meno) dove vivo, che è l'unica via che conduce alla frontiera con el salvador, sono arrivati a costruire fino al km 31 ( e manco a farlo apposta, noi stiamo nel 29,5, praticamente vicino alla fine della civilizzazione). Al km 22 stanno costruendo l'ennesimo mc donalds. Sono passata lì davanti almeno 4 volte al giorno nelle ultime due settimane. c'erano sempre almeno 4 persone dentro a lavorare, anche alle 10 di sera del venerdì. eppure non è ancora finito. quindi o stanno realizzando dentro degli affreschi degni di Mantegna, ma trattandosi di Hamburger e patatine fritte li vedo un po' fuori luogo, oppure è perchè in 4 lavorano alla velocità comparabile (forse) con una sola persona.
Abbiamo comprato un frigo molto figo. ha una levetta per far uscire acqua alla temperatura che vuoi oppure ghiaccio della forma che vuoi, mezzaluna o cubetti. Un'americanata pazzesca, insomma, di cui si può fare benissimo a meno. E infatti ne abbiamo fatto a meno per una settimana. Perchè il frigo funzionava, ma giustamente l'emissione di acqua e ghiaccio no. Sono venuti a installarlo in tre, e lo hanno fatto evidentemente male. li abbiamo richiamati e ci hanno detto che ci sarebbe stato bisogno di collegare un tubicino al filtro per l'acqua. Ok, nessuno problema, che venga un tecnico e lo faccia. Sono venuti in due. siccome non ho proprio un bel niente da fare, a parte la mamma a tempo pieno e la casalinga nevrotica (perchè non sono nemmeno arrivati i nostri mobili, quindi giro come una scema con la  pezzolina per la polvere, preparo maniacalmente lo zainetto per la merenda a scuola dei bimbi, sposto i due divani e quattro sedie che ci sono per il momento), sono stata lì e li ho osservati. Uno stava steso sul pavimento, come i meccanici che si stendono sotto le auto. Peccato che il frigo non gli permettesse di starci sotto, quindi presumo stesse solo cercando un posticino dove riposare. l'altro stava accovacciato dietro il frigo con degli attrezzi in mano. dopo mezz'ora il tubicino di 30 cm di lunghezza e 5 mm di diametro era installato e loro si stavano preparando ad andarsene. prima che lo facessero li ho braccati e ho detto "ah! volete che vi offra il primo bicchiere di acqua ghiacciata del frigo?" "beh, se insiste signora, grazie, il lavoro stanca!" premo la leva tutta soddisfatta, e nada de nada. nemmeno una goccia. "eh ma signora ci vogliono almeno due ore per fare il ghiaccio" "si vabbè lo immagino maalmeno l'acqua non dovrebbe uscire, l'avete provato?" "uhhhhh davvero non funziona? peccato! forse bisogna installare in maniera diversa il tubo" "ok, fatelo subito!" "mmmm, meglio domani" "....maccheccazz??!!" e se ne sono andati. Il giorno dopo sono tornati, due diversi, penso abbiano girato il tubo dall'altra parte ma non ci giurerei: io li fissavo, intensamente, ma loro facevano tutte delle cose con gli attrezzi secodno me per confondermi o ipnotizzarmi e quindi non ho ben capito. e stavolta gli ho detto "oggi però non andate via se non esce l'acqua" "si, ma si figuri signora, ovvio". e acqua fu.

In Guatemala non ci sono i bidet, di norma. Ma per me sono quelle cose irrinunciabili come la nutella a qualsiasi ora o il caffè appena sveglia. Perciò come regalo di annversario ho chiesto a Dany che me ne regalasse uno. Giuro, come regalo, perchè costa come un gioiello ed è stato difficilissimo trovarne uno. sorvolo sul fatto che quello che abbiamo trovato ha il getto d'acqua che parte dal basso verso l'alto, quindi come immaginerete ogni volta ti fai un'idrocolon ma almeno è un bidet. e poi dicono che è purificante, l'idrocolon. beh per installare il famoso e prezioso bidet sono venuti in tre qualificatisi come "idraulici". forse hanno studiato con il cepu locale, per corrispondenza, visti i risultati ma tanto sta che erano gli unici che abbiamo trovato che sapessero qualcosa di bidet a parte la pronuncia. Ci hanno messo tutto  il sabato. un po' si guardavano fra di loro, un po' provavano i vari pezzi come stavano l'uno con l'altro, poi hanno fatto due merendine a base di tortilla carne e guacamole (alle 9 e verso le 11) poi alle 13 sono andati a comprare il pranzo non so dove, poi sono tornati e abbiamo avuto il bidet. Sono felice e realizzata.

Spero che il principio"tutti per uno e uno per tutti" non si applichi anche ai maestri dei miei figli. alla riunione ci hanno presentato più di una ventina di insegnanti. vi farò sapere...