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giovedì 5 marzo 2015

Una nuova vita in una vita nuova!


Scusate la mia lunga assenza, ma tra le magagne delle ultime settimane di gravidanza non trovavo la tranquillità per scrivere di nulla, angosciata com'ero da ciò che stava accadendo e da ciò che sarebbe potuto accadere. Ora che tutto è' passato però, lo voglio condividere con voi. Nelle ultime settimane di gravidanza la mia pressione arteriale saliva sempre più, nonostante il farmaco che stavo assumendo, e a tratti non sentivo più muovere il piccolino in pancia. Ero combattuta tra il forte desiderio di un parto non medicalizzato (al addirittura in casa, se possibile!) e la consapevolezza di aver bisogno di assistenza medica perché la gravidanza non si stava più rivelando così fisiologica... E così ogni lunedì a controllo, puntuale come un orologio svizzero( anzi austriaco, perché pare che abbia studiato in una scuola austriaca dalla materna al liceo), il medico mi ripeteva che avrebbe atteso il più possibile ma che se la situazione non si sistemava avrebbe programmato un cesareo...
Questa cosa mi pesava sulla capoccia come una spada di Damocle, finché non ho realmente capito che non c'era proprio da scherzare ne' da discuterne, il battito cardiaco del piccolo stava calando sempre più quindi l'unica cosa su cui si poteva avere un margine di decisione era sul momento corretto per intervenire. Dovete sapere infatti che non è mai stata chiara, fin dall'inizio, la datazione della gravidanza, grazie alle mie note capacità organiZative e alla mia memoria da mollusco. Si sono fatte supposizioni, in base alle ecografie, in base ai ricordi, in base alla cabala, in base all'opinione personale di un sacco di persone che mi guardavano la pancia. Quindi siamo arrivati all'ultima settimana di febbraio che più o meno credevo mi mancassero tre settimane. Come vi dicevo, e' stato necessario un ricovero ed un cesareo programmato. L'ospedale (privato) ci è stato raccomandato dal medico, l'abbiamo scelto tra una rosa di quattro ospedali in cui lui ha la possibilità di operare. Qui funziona che esistono due ospedali pubblici (dove forse lavorano i medici migliori visto che hanno una vastissima esperienza), ma che vengono utilizzati solo dalla gente indigena perché in questi ospedali l'igiene e' un optional e i poveri medici devono fare i salti mortali perché mancano materiali, macchinari,e farmaci.
L'ospedale scelto e' un ospedale universitario, quindi non carissimo, e in più abbastanza vicino a casa (giusto quei 18 chilometri). Ci siamo presentati il mercoledì mattina con in mano una lettera del medico, mi hanno trovato una stanza (prima mi volevano mettere in doppia, poi miracolosamente si è liberata una singola quando già stava per scendermi un lacrimone al pensiero di dover sopportare tutti i parenti della compagna di stanza a tutte le ore, perché qui le visite dei familiari sono illimitate!). Subito tre infermiere  si sono prodigate ad aiutarmi a mettermi la camicia da notte, a stendermi, ad accendere la televisione (wow, satellite con più di200 canali!!!). Nessuno però voleva farmi gli esami del sangue, perché riferivano che il medico non li aveva richiesti. Io ho un po' insistito visto che stavo per affrontare un cesareo e quindi mi sembrava il minimo...meno male che l'ho fatto sennò poi l'anestesista (che non opera senza emocromo completo) e il ginecologo (a cui in gliene può importare un fico secco) si sarebbero azzuffati in sa operatoria, offrendomi un simpatico siparietto che però potrebbe aver ritardato l'operazione di qualche ora.
Nemmeno il tempo di leggermi una rivista e mi hanno cominciato a preparare per la sala operatoria. Prima però ho avuto un colloquio di mezz'ora con la simpatica anestesista che ci teneva a presentarsi e spiegarmi cosa avrebbe fatto lei. In sala operatoria ho conosciuto l'assistente chirurgo, ho salutato il ginecologo e il neonatologo. Il clima era talmente sereno e gioviale che mi so chiesta se ci saremmo fatti due birrette piuttosto che sventrarmi. A quel punto però hanno cominciato a collegarmi al saturimetro, a infilarmi aghi a destra e a manca e li mi sono resa conto che lo spettacolo stava per cominciare e devo aver fatto delle espressioni terrorizzate. L'anestesista, prima ha provato a calmarmi accarezzandomi la testa, poi ha pensato bene di collegare il suo iPod con in loop tutto bocelli e ha preso a cantarlo a squarciagola. Il perche' bocelli mi dovrebbe piacere e rilassare solo perché italiano mi sfugge, ma ho apprezzato lo sforzo. Mi è sparita la sensibilità alle gambe, i medici si son messi al lavoro e venti minuti dopo ricardo era vicino a me. Il bello e' venuto dopo. Il cesareo non è una passeggiata, i punti fanno male, l'anestesia prima di sparire e' fastidiosa, per non parlare del catetere...eppure mi è parso di stare al grand hotel. Le infermiere erano sempre in stanza, anche se non le chiamavo si presentavano ogni 10 minuti a chiedermi come stavo, se avevo bisogno di qualcosa, se desideravo riposare e volevo che portassero ricardo al nido. Ho avuto la sensazione che amassero il loro lavoro, non ho sentito nessuna sbuffare, ne visto alzare gli occhi al cielo nemmeno la quarta volta in cui durante la notte mi hanno dovuto cambiare le lenzuola. E per farlo, pur di non svegliarmi, un'infermiera mi prendeva delicatamente in braccio (mioddio quella donna soffrirà di ernie multiple per colpa mia). A me e ricardo ogni volta che si prendevano cura di noi erano rivolti nomignoli come "tesoro, principe/principessa, cara...", Riccardo e' stato accarezzato-coccolato  e ci mancava poco che fosse sbaciucchiato da tutte le infermiere che lo hanno cambiato e lavato. Persino il primario del reparto era di una gentilezza senza pari (era anche molto molto effeminato ai limiti della crisi di risa isterica, il che mi ha reso difficile mantenere la compostezza)anche se pensandoci bene io non ero sua paziente. Quello che ho apprezzato di più e' stato il menù: frullati di frutta fresca ad ogni pasto, sorbetti di frutta esotica a pranzo e a cena come dessert, caffè o te  in ogni momento, altro che pollo lesso, carote lesse e stracchino dell'ospedale in Italia! Ogni cambio turbo il personale del turno precedente veniva a accomiatarsi e mi presentava quello del turno successivo, anche se dopo due secondi mi ero già scordata i nomi di tutti. Quando sono stata dimessa al mattino tutti i medici sono venuti uno ad uno a salutarmi e a vedere come stavo, poi e' stato il turno delle infermiere di turno ed una di loro mi ha persino accompagnata in sedia a rotelle fino alla macchina. Mi ha chiesto se a casa mi aspettava già una sua collega per aiutarmi, io sbalordita ho scosso la testa, e ho scoperto che qui e' la prassi tornare a casa e farsi assistere almeno la prima settimana da un'infermiera che si occupi del bimbo e della mamma, che deve stare a letto una settimana e comunque in casa 40 giorni!
Non è che aspirassi a tanto, ma penso che comunque rientrare a casa e ritrovarsi di colpo tre figli di cui due destabilizzato dalle crisi di gelosia, un collega di lavoro di tuo marito che ha scelto un momento perfetto per fargli visita e soggiornare a casa tua, i tuoi genitori scombussolato da un viaggio intercontinentale, sia stato comunque un impatto appena un po' troppo duro anche per me...

giovedì 12 febbraio 2015

Miss...Mia cara miss!!

Io odio/aborro/evito come la peste/trovo denigranti/schifo di brutto i concorsi di bellezza. Con orgoglio posso dire di non aver mai visto nemmeno miss Italia alla tv. Qualcuno amico di Freud vorrà interpretare che la mia e' tutta gelosia o senso di inadeguatezza. Può pure essere. Fatto sta che due domeniche fa avevamo avuto la bella idea di passare la giornata in piscina al club italiano così i nani si sarebbero sfogati e stancati parecchio e magari ci avrebbero lasciato dormire due ore il pomeriggio. Lo so, sono aspirazioni da pensionati pantofolai, ma io per il momento con la mia stazza non riesco a desiderare di meglio. In soldoni, questi "club" (c'è anche quello spagnolo, quello americano, quello tedesco e quello francese) sono delle associazioni che vorrebbero promuovere la cultura di un certo Paese, in pratica hanno delle bellissime sedi dove se ti associ puoi passare tutto il tempo che vuoi (ci sono  piscina, campo da tennis, ristorante, salterello gonfiabile per esaurire le batterie degli infanti, castello di legno, palestra, sale congressi, palco teatrale e chi più ne ha più ne metta). Io sono iscritta al club italiano da quando sono arrivata e comunque finora di italiani ne ho incontrati solo due (e uno non fa testo perché era l'ambasciatore italiano in Guatemala). 
Io con il mio bel costumino premaman (in realtà un normalissimo costume olimpionico molto grande e cedevole sulla pancia) con un indice di charme attestato sui numeri negativi, a mollo nella piscina nel tentativo di sentirmi leggiadra (perché così dicono, che l'acqua favorisca le gestanti, io mi sentivo comunque leggiadra come un tonno); d'improvviso javier grida " mamma! Una bella ragazza!" E da li' e' finita la calma. Gli ormoni maschili dei presenti (camerieri, avventori del ristorante a bordo piscina, mio marito e mio figlio) hanno cominciato a diffondersi rendendo l'atmosfera parecchio densa.
La mia solita fortuna ha voluto che quel giorno a quell'ora il club italiano fosse stato scelto come location ideale per un lungo servizio fotografico dell'edizione 2015 di miss universo teen. Voi ridete, femmine arpie, ma credo che anche l'autostima di Belen sarebbe stata messa a dura prova.





 Le ragazzone nel fiore degli anni hanno sfilato ininterrottamente per tre ore e posato in ogni possibile angolo tutto intorno a noi, mentre sguazzavano nella piscina, mentre rincorrevo i bambini avvolta nell'accappatoio che non si chiude più cercando di costringerli a fare la doccia, mentre davamo il meglio di noi urlando nei vicini spogliatoi perche' a blanca era finito il sapone negli occhi, javi non riusciva a creare l'acqua tiepida, io non riuscivo ad inserire la spina dell'ascougacapelli senza che blanca, seduta sul lavandino, smettesse di giocare con l'acqua; sono state li' tutto intorno a noi persino mentre pranzavamo; forse questo e' stato positivo, perché dato che loro si accontentavano di bottigliette di acqua minerale io sono stata attanagliata da un senso di colpa proprio allo stomaco e non ho finito il piatto di linguine al pesto...comunque la cosa divertente, a parte vedere fino a che punto gli occhi di un esemplare umano maschio possano fuoriuscire dalle orbite senza ruzzolarvi fuori vedendo una sventola passare, e' stato tirare a indovinare che Paese rappresentassero le ragazze in base al costume di gala che indossavano (e che appunto doveva essere tipico). L'unica che secondo me ha capito la consegna e' stata la concorrente dell'Ecuador, che aveva praticamente tutta la nazione dipinta sulla gonna in varie scene. Le altre  erano molto carucce ma sembrava facessero a gara per chi aveva spennato più volatili e chi potesse sopravvivere al copricapo più strano e pesante. 


La concorrente italiana era molto sobria in un vestito da tipica ballerina di flamenco. 
Siccome ero l'unica italiana presente (che fortuna mamma mia!!) e guarda caso la concorrente italiana e il suo entourage non se la cavavano bene con l'inglese me' era stato previsto un traduttore, hanno pensato bene di presentarmela e farmici scambiare quattro chiacchiere. Per la foto ricordo con lei mi son fatta furba, mi sono patriotticamente nascosta dietro la bandiera e il resto della pancia che sbucava l'ho coperto con mia figlia. Le sue accompagnatrici (sospetto che una fosse sua madre perché "core de mamma" continuava a ripetere che bella come l'italiana non c'era nessuna ma che già si sapeva che non avrebbe vinto in un paese latinoamericano) poi mi hanno caldamente raccomandato di sguinzagliare tutti i miei contatti perché la votassero. Ma dico io, un po' di pubblicità in patria no??



Vabbe' io il mio dovere l'ho fatto, ho pure mantenuto la calma senza aggredire verbalmente e fisicamente Dany quando lo coglievo con la lingua di fuori osservando lati "a" e lati "b", e per fortuna dopo  pranzo il mio calvario e' terminato e ho potuto dormire le mie due ore. Cosa ho imparato da questa storia? Uno, che non serve essere incinta per risultare nettamente più brutta della più scadente delle concorrenti di un concorso di bellezza (ma questo e' anche grazie ad abbondanti dosi di trucco e parrucca, ne sono certa!!) il che porta al punto due, cioè che prima di andare al club italiano devo leggere il bollettino delle attività. Non sia mai che la prossima domenica facciano il set fotografico di mister universo ed io non porti i bambini in piscina!!!

martedì 27 gennaio 2015

Se Maometto non va alla montagna...

Guardate l'annuncio sul giornale di ieri che vi ho incollato sotto.
La gente, qui, e' molto pratica. Perché bisogna aspettarsi che i fedeli vengano a messa alla domenica a versare la propria offerta quando puoi direttamente mandargli un signore minaccioso a casa a sollecitarla??  
Vabbe, si tratta del "diezmo", cioè dell'offerta molto spontanea e libera della decima parte delle proprie entrate da fare mensilmente alla chiesa evangelica, l'undicesimo dei dieci comandamenti, però che te la vengano a far pagare a casa mi sembra un po' troppo materialista. E tra l'altro l'annuncio specifica che l'offerta deve essere in contanti!!E se uno non paga cosa si fa, il pastore gli manda lo scagnozzo a bucargli le ruote della macchina o lo minaccia di finire nei gironi infernali?


sabato 24 gennaio 2015

Yatinto

Ya tin to' significa in lingua maya kaqchikel "io mi prendo cura di te" ed è il nome del poliambulatorio dove ho vissuto nei giorni precedenti un'esperienza indimenticabile. Avevo già partecipato a delle giornate mediche, perché con il Lions club e l'università mariano galvez, quando ho vissuto qui dieci anni fa, ne avevamo organizzate, ma niente a che vedere con quello che ha rappresentato per me questa breve ma intensa esperienza. Il gruppo di volontari con cui ho collaborato, provenienti soprattutto dall'Italia ma anche dal Guatemala stesso e dal Messico, sono diventati una famiglia nel giro di poche ore. E' incredibile come ci si riconosce e ci si conosce velocemente se quello che ti anima e' voglia di aiutare, un sentimento puro e spontaneo. C'erano chirurgo, cardiologo, ginecologa, pediatra, un'altra dentista, internista, infermiere, tante volontarie di supporto che fungevano da cambusiere o farmaciste e un prete "autospretizzato" ( una persona che almeno un po' mi ha fatto fare pace con la religione cattolica, anche se lui si è' allontanato dalla chiesa)...un gruppo assortito eppure pareva di stare assieme da sempre, abbiamo fatto comunità ed è stato meraviglioso. In un posto sperdutissimo a     Circa 50 km dalla capitale sorge questa "missione" che è diventata il centro nevralgico di tutto il villaggio. Li 15 anni fa non c'era nulla, solo qualche capanna sperduta di famiglie che fabbricano i fuochi d'artificio a mano (dentro "casa", senza nessuna formazione, senza nessuna protezione), i volontari dell'associazione "sulla strada" www.sullastradaonlus.comhanno creato una scuola elementare, una scuola media (solo il sabato), un laboratorio di cucito per le donne, un progetto di sviluppo agricolo per dare lavoro, e soprattutto un poliambulatorio, oltre ad aver riabilitato un ospedale non molto lontano. Ogni anno dall'Italia parte un gruppo di volontari per dar vita alle settimane di attenzione medica gratuita presso il poliambulatorio ed addirittura di operazioni chirurgiche (che ognuno paga per  quello che può)presso l'ospedale.


Io ho potuto dare disponibilità solo per tre giornate, a causa dei bimbi che Dany da solo faceva fatica a gestire (soprattutto per via dei compiti di scuola!!) e per via anche della stanchezza legata all'ormai ottavo mese di gravidanza. 
Mi è sembrato di tornare ai tempi dei  tanto amati campi scout, perché proprio come allora si è vissuto in sobrietà, dormendo tutti assieme, condividendo il cibo, i momenti di svago ( a suon di schitarrate di cantautori italiani)e anche le "corvée" quotidiane: lavare i piatti, riordinare...

Mi mancavano i miei bimbi, però vedere egli occhi e nei sorrisi la riconoscenza delle persone semplici al mio lavoro mi ha ripagata di tutto in un secondo. Sicuramente non riesco ad esprimere a parole quello che ho sentito, so solo che mi porterò nel cuore questa sensazione a lungo e farò di tutto per riviverla l'anno prossimo. E se non ci riesco a parole, spero che le foto mi aiutino a trasmettervi  la sensazione di essere li, in quel pezzo di mondo che sembra dimenticato, dove animali e persone si mischiano nella polvere, dove sembra che il domani sia più lontano e più confuso, dove i bambini alla mattina prestissimo, con il sole che ancora non spunta, si incamminano verso la scuola felici, perché significa un giorno di lavoro evitato e un pasto sicuro, ma soprattutto una speranza in poter ambire a qualche cosa di diverso...


martedì 20 gennaio 2015

Il mio primo baby shower

Per chi pensasse che un baby shower sia  la prima doccia di un bambino appena nato, posso riassumere che è la bellissima usanza (sempre importata, come altre tradizioni) dagli Stati Uniti per cui le amiche o le parenti della mamma in attesa organizzano una festa per raccogliere "aiuti" per il nascituro: si decide il tema della festa, per esempio "bagno" oppure "pappa" o "cambio" e tutti portano regali relativi al tema. Insomma la mamma si fa fare il corredo del bimbo dalle altre! E' un sostegno notevole...c'è chi si fa regalare la scorta di pannolini per tutto il primo anno di vita! Io, dato che ho già due figli e quindi vado di riciclo (povero, gli toccherà mettersi pure le cose della sorella! Ma tanto a pochi mesi non possiedi il senso della vergogna e tanto meno dell'identità...cercherò di non fargli foto magari con i completini tutto pizzo e volant per evitare che da grande mi possa accusare di avergli provocato turbe psicologiche)e data la mia ben nota avversione per i pannolini usa e getta (vivo nel mondo delle cose lavabili da quasi 7 anni, pannolini compresi, oltre ad effettuare un allenamento al vasino molto precoce direi quasi immediato e molto tirannico), non avevo particolari preferenze quindi abbiamo optato per un baby shower di "buste" con dentro un contributo in denaro con cui mi farò una bella vacanza riposante in una SPA appena dopo il parto. Scherzo, mi sa che dovrò comprarci qualcosa per il pupo. Al momento non ricordo più, perché sono passati 4 anni dall'ultima volta, di cosa ha bisogno un neonato, a parte della mamma, e quindi deciderò più avanti.

Insomma le mie cognatine e mia suocera mi hanno organizzato (e pagato!)il baby shower: un brunch al club italiano per circa trenta persone. La sorpresa più bella e' stata la partecipazione della mia amica Jessica con cui frequentano medicina qui in Guatemala ben nove anni fa...dopo nove anni senza vederci si è fatta tre ore di aiuto dalla città di Quetzaltenango solo per esserci...ed è stato un regalo meraviglioso!


Durante queste feste si organizzano simpatici giochetti tipo: gara di imboccamento con omogeneizzati in vasetto, gara di cambio del pannolino oppure il gioco che ho gradito in assoluto di più e che credo mi perseguiterà negli incubi nei mesi a venire "indovina il peso della mamma". Secondo me dietro c'è la mente criminale di un uomo, perché tanta cattiveria non può sgorgare dal cuore di un'altra donna! Ma come, lo sanno tutti che il peso di una balena spiaggiata umana passato il 7 mese e' un'informazione riservata come uno dei segreti di Fatima!!!eppure, le mie allegre invitate con tutta la carineria e il tatto del mondo si sono lanciate nella sfida cercando di non puntare troppo in alto per non offendere ma comunque decise a vincere! E mi sono pure dovuta pesare per stabilire la vincitrice...non è bastato il mio giurin giurello sull'ultima rilevazione del medico!!
in palio c'erano dei premi strepitosi: una lavatrice, un'asciugatrice, una lavastoviglie. Prima che vi facciate l'idea che le mie cognate siano miliardarie, vi svelo che si trattava ovviamente di premi simbolici: un catino con una saponetta da bucato, un filo per stendere con le mollette e nientepopodimenoche una spugnetta abrasiva per piatti con relativo detergente.

L'ultimo gioco era "indovina il nome". Le invitate hanno dovuto cercare in giro i frammenti che componevano  il nome del  mio nano in arrivo. E' stato meraviglioso il commento di mia suocera quando l'hanno ricomposto: "ah, ma allora lo chiamerete VERAMENTE così". Un entusiasmo senza precedenti nel suo tono di voce mi hanno fatto capire che approva al 100% la nostra decisione. Mi giustifico comunque dicendo che Ricardo Francesco e' il risultato di strenue sessioni di ricerca e votazione dei quattro membri attuali della famiglia, per cui alla fine un pomeriggio in macchina stavamo ascoltando alla radio una canzone di Ricardo Arjona (la gloria musicale nazionale) e Blanca se n'esce con "voglio che il fratellino si chiami come Claudio Arjona" e la disperazione era tanta per cui è bastato che si mettessero d'accordo su primo e secondo nome lei e Javier ed io non ho avuto nulla da ridire, anche se il mio monarchico "felipe Edoardo" e' stato bocciato al primo scrutinio. Mi basta che non abbia vinto Dany per cui il nome ideale era Diego alejandro (ci mancava solo il "de la Vega" ed avevamo Zorro e il padre) o mio fratello che insiste che chiamarlo Tiger Woods sia di buon auspicio.


 

lunedì 19 gennaio 2015

Super-size-me

Il concetto di dimensioni e' relativo: paese che vai, definizione di "grande" che trovi...
- il letto: la prima cosa che abbiamo avuto in casa, ancora prima che arrivassero i mobili, e' stato un letto. Ce l'ha regalato mia suocera, e' a tre piazze, misura 2 metri per 2 metri ed è alto 70 cm. Un mastodontico cubo in mezzo alla stanza. Quando l'ho vista ho pensato che finalmente l'era delle invasioni barbariche notturne dei bimbi e l'era delle peregrinazioni genitoriali tra i vari lettini dei bambini per trovare un po' di pace era finita, perché qui ci stiamo tutti e quattro spaparanzatissimi. Eppure, per uno strano fenomeno ancora da spiegare, nonostante il letto sia molto più grande di quello matrimoniale in cui dormivamo in Italia, alla mattina ci ritroviamo nelle stesse posizioni: i due bimbi perpendicolari a me e Dany, che ci ritroviamo agli estremi in bilico con un braccio e parte del cuscino sul rispettivo comodino, e sempre per una ragione che non trovo blanca ha immancabilmente la testa nell'incavo del collo di Dany, e i piedi che fanno perno sulle mie vertebre lombari e ritmicamente le percuotono. La mia conclusione e' che il letto enorme serve solo a far sembrare meno grande la stanza e a far sembrare più piccolo qualsiasi copriletto, ma non serve a risolvere i nostri problemi di spazio vitale.
- i "combo": i guatemaltechi, si sa, sono esterofili, e adorano importare le usanze di altri Paesi. Degli states hanno deciso di importare l'obesità e l'ingrandimento delle porzioni. Tu qui vai al cinema, chiedi un modesto (mica tanto...la dose piccola di bibita e' 330ml e una vaschetta di popcorn grande come un piatto fondo)menù popcorn e bibita e loro non ti possono lasciare andare via così. Gli fai pena, evidentemente, e quindi DEVONO proporti di ingrandire il tuo combo per solo un quetzales in più. Cosa vuoi che siano dieci centesimi di euro di fronte alla prospettiva di scolarti il un litro di bibita gassata e di poter immergere la mano in un cartone da mezzo chilo di pop corn? Io rifiuto sempre categoricamente, per principio. Però mi chiedo, ammesso  e concesso che uno riesca a bere un litro di bibita gassata in un'ora e mezza di film, poi la relativa produzione di gas, sia che esso voglia fuoriuscire superiormente o inferiormente, come sarà?
- il cinema: io che ho frequentato solo salette parrocchiali e il massimo della goduria e' stato andare al multisala, qui sono rimasta a bocca aperta. Esistono le sale vip, uno paga l'equivalente di 7 euro e vede il film in una sala da 40 posti, in poltrone di cuoio che diventano completamente orizzontali, con due camerieri per fila che ti servono da mangiare ( non solo "volgare" pop corn ma anche crêpes, coppe di gelato, panini...). Ci sono dieci cm di spazio tra una poltrona e l'altra, insomma tu vai al cinema con il tuo fidanzato e nemmeno riesci a darti la mano( non diciamo poi pomiciare!), una volta tanto che avevi trovato un posto buio e tranquillo!

E comunque, per la cronaca, nemmeno in un enorme sedile di cuoio ho trovato pace...dopo 20 minuti di film, finito il brownie con gelato, blanca mi si è accoccolata addosso con le mani tutte appiccicose e cioccolatose. Esattamente Come nelle poltroncine del cinema parrocchiale.

venerdì 9 gennaio 2015

Non ne vale la pena

Ore 6.30: a casa guzman si comincia con un certo ritardo a preparare i bimbi  per la scuola. Il sole e' già alto (qui il sole sorge verso le 5.30 e alle 5 c'è già molta gente in strada, chi è già in palestra a faticare, gli scuolabus cominciano a prelevare i primi bambini). Io scendo in cucina, Olga ha già provveduto alla colazione per tutti, devo solo preparare le merende e il pranzo per javi. Poi gli ricontrollo lo zaino, gli stendo sul letto l'uniforme e la biancheria mentre Dany lo controlla farsi la doccia. Alle 7 javi e Dany scendono a colazione, blanca si sveglia assonnata e ha bisogno di una decina di minuti di conforto psicologico per accettare che sia mattina e si debba andare a scuola dopo un mese di vacanza, ma poi ritrova il suo solito sorriso e scende a tavola canticchiando. Alle 7.15 javi si lava i denti ed esce di casa con la bocca sporca di cioccolata e l'uniforme piena di briciole. Alle 7.17 rientra in casa come un razzo perché il papà mentre lo caricava in macchina si è accorto dello stato di indecenza in cui si trova suo figlio. Alle 7.20 finalmente la macchina parte. Io bighellono un po', finisco di fare colazione, cerco di convincere blanca e alla fine mi arrendo e mi vado a fare la doccia perché tanto starle vicino mentre mangia e' tempo perso, avanza di un mm di muffin ogni 5 minuti, non so quando comincerà ad aspirare al ritmo di un ml l'ora la sua tazza di latte. Lo scaldabagno elettrico da qualche giorno fa scherzi, perciò decido di lavarmi a secchiate di acqua calda per evitare l'effetto tonificante della doccia fredda sulla schiena proprio quando ti sei insaponato e sei convinto che cada acqua calda. Ore 7.50: io sono pronta,  con i capelli zuppi ma pronta, blanca ancora sta consumando la colazione. Prima che mi parta un embolo per la rabbia, decido di non scendere a vedere quanto ha bevuto e mangiato, la chiamo direttamente si dalle scale con la promessa che le racconterò una favola inedita mentre si veste. Procediamo al lavaggio, asciugatura, vestizione (non senza aver tolto e rimesso i calzini circa 4 volte perché "così sono stretti, così sono storti, così non si vede bene il disegno), pettinatura: "voglio la treccia della principessa elsa, ma mi devi pettinare senza la spazzola" " ok ti sto pettinando con le dita (e di soppiatto uso la spazzola per farla sembrare meno una bimba appena scappata dal campo nomadi)" " mamma però la treccia la voglio lunga" "blanca i capelli sono finiti, non ti ricordi che te li ho tagliato nell'ultimo sbocco di ira perché non ti lasciavi spazzolare da tre giorni??". Partiamo alla volta della scuola, il mio orologio e' fermo da due giorni quindi secondo me sono le 8.10, la realtà la ignoro. Appena chiuse le portiere rientro a casa perché manca il pennarello per colorare, insomma, non si può fare il tragitto casa-scuola senza colorare, e poi "ieri mamma mi hai imbrogliato e mi hai dato una penna, oggi voglio un pennarello vero". Io, lo riconosco, sono un mammifero che non assolve pienamente la sua funzione perché non sono dotata di pazienza, a questo punto guidando con blanca che colorava felice e lo zecchino d'oro a palla avevo già raggiunto il livello di guardia, il surriscaldamento era prossimo e un po' mi tremava una palpebra. Per arrivare a scuola l'ultimo tratto e' una stradina privata in salita, in 500 metri sono disseminati 6 dossi, le opzioni sono due: o li fai in prima, rallentando all'inizio di ognuno, oppure li fai in terza senza rallentare ma solo cercando di prenderli di sbieco. Ho scelto la seconda opzione. Sono arrivata a scuola e il car pool, cioè come vi avevo raccontato in un altro post, quella procedura per cui i bimbi vengono scaricati e caricati direttamente dalla macchina di fronte al cancello della scuola dagli insegnanti stessi, era già finito. L'ultima maestra stava prelevando l'ultimo bimbo e si stava per chiudere il cancello. Non so perché ho deciso di mollare la macchina li in mezzo, prendere blanca al volo e trascinarla dentro al cancello, quando avrei potuto tranquillamente parcheggiare, scendere, camminare e portarla dentro da un'altra entrata, passando davanti alla direttrice che dicono si appunti i ritardatari, ma io non ne sono mica tanto sicura. Avrei potuto fare così, invece da madre snaturata ho proprio letteralmente trascinato blanca (correvo così veloce  in quei dieci  metri che le gambe le penzolavano e a volte strisciavano sull'asfalto), poi ci siamo lanciate dentro al cancello automatico che si è chiuso mentre passavamo (evidentemente non dotato di fotocellula). A quel punto ho realizzato che avevo lasciato le chiavi dell'auto inserite. Come una pazza ho cominciato a gridare di riaprire il cancello, ma qui un'altra caratteristica della gente autoctona ( intendo gli indios) e' di non utilizzare l'iniziativa personale. Se gli è' stato detto "alle 8.15 in punto chiudi il cancello", lo chiuderanno anche se il papa in persona lo stesse cercando di attraversare. dopo l'intercessione di numerosi insegnanti il portiere ha riaperto, ma ormai era troppo tardi: si era inserito l'allarme e la macchina era chiusa con le mie chiavi, il telefono, la borsa all'interno.
Sono scoppiata in singhiozzi e ho cominciato ad agitare le mani come solo noi italiani sappiamo fare, mentre tutto intorno a me la gente assisteva alla scena  senza fare una piega. Solo una delle bidelle, evidentemente preoccupata che con lo sventolio delle mani colpissi Blanca, e' venuta a prenderla per mano e l'ha accompagnata in classe. Devo aver sciorinato qualche improperio in italiano che deve aver fatto credere ai maestri mi stessi sentendo male, infatti poi in due mi hanno preso sottobraccio e mi hanno accompagnato dalla direttrice. Senza dire nulla ma con lo sguardo allibito mi hanno seduta, hanno composto sul telefono della scuola il numero di Dany e mi hanno portato un bicchiere d'acqua. Hanno spiegato cos'era successo e poi me lo hanno passato, mentre io ancora balbettavo e frignavo in italiano che "porca miseria ma perché avete chiuso il cancello e non lo riaprivate". Dany con il suo aplomb e il suo ottimismo si è messo a ridere e ha chiamato l'assistenza dell'assicurazione,'perché ovviamente non abbiamo un doppione della chiave (dopo oggi ne farò tante copie, una per ogni borsa!!). E sono rimasta li, seduta con il mio bicchiere d'acqua, mentre tutti mi fissavano senza dire una parola. Ogni tanto qualcuno mi dava una pacca sulla spalla, la maestra di tedesco mi ha abbracciato, quella di inglese mi ha accarezzato la testa, la vice direttrice mi continuava a riempire il bicchiere d'acqua, io ogni tanto singhiozzavo al pensiero del tempo perso, al nervoso per essere stata responsabile di una sciocchezza simile...
Ho trascorso così un'ora e mezza, osservando mogia mogia e con gli occhi lucidi e la lacrima pronta gli altri intorno a me che lavoravano: nessuno percorreva i corridoi di corsa, hanno fatto almeno due pause caffè, le maestre che dovevano fae fotocopie lo facevano a ritmi vicini alla sonnolenza, la vice direttrice ogni tanto scriveva qualcosa sul computer, il resto del tempo sorrideva alle altre dieci mamme che sono arrivate in ritardo variabile... fino a quando e' arrivato il meccanico dell'assicurazione che in tre minuti ha aperto la macchina (con una specie di sacchettino collegato ad una pompetta che gonfiandosi ha creato uno spazio nel quale lui ha inserito un gancio e aperto la porta). Mi sono calmata di botto, sono tornata felice e sorridente a ringraziare tutti dentro la scuola e avvisare che tornavo a casa. La vice direttrice mi è venuta incontro, mi ha abbracciata e mi ha chiesto se mi sentissi meglio. Si, le ho risposto, ma mi dispiace per il tempo che ho perso io, per il disturbo che ho dato a voi, per aver fatto venire fino a qua il meccanico... Le sue parole mi hanno gelata " e' successo perché lei voleva arrivare a scuola in tempo. Non ce n'era bisogno. Non ne vale la pena. I ritardi capitano, e nessuno si mette a giudicare gli altri per i ritardi. Non corra più, non ne vale la pena".


Ho deciso che sarà il mio mantra. Ho passato la vita a cercare di arrivare in tempo per qualcosa...ma in fondo,per chi corriamo? Cosa può capitare di così grave se arriviamo in ritardo? Perché ci angosciamo a causa del tempo? non ne vale la pena!